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G7, il ritorno dei black bloc: violenti rossi incendiano Ginevra

di Carlo Nicolato lunedì 15 giugno 2026

3' di lettura

Il vertice del G7 di Évian-les-Bains, al confine orientale della Francia con la Svizzera, è stato anticipato da una manifestazione nella vicina Ginevra che ha sfilato dietro uno striscione sul quale campeggiava la frase “Risposta antifascista, antimperialista, no G7”. Slogan confuso, come il corteo organizzato per le più varie ragioni, come appunto la richiesta della dissoluzione del gruppo, ma anche per l’interruzione delle relazioni commerciali con Israele, per i salari minimi e per la distribuzione gratuita dei contraccettivi. Di tutto e di più, ma la polizia ha riferito di aver requisito coltelli, bombole di gas, manganelli telescopici, bocce, petardi, maschere protettive e passamontagna, per cui la tensione è massima, tanto che gran parte dei negozi ha deciso di chiudere e sprangare le proprie vetrine per tutta la durata del vertice e per le strade della cittadina ci saranno oggi 16mila poliziotti.

Quello di Évian-les-Bains viene salutato come uno dei più importanti vertici G7 degli ultimi anni, essendo il primo grande summit internazionale dall’inizio della guerra in Iran che sembra stia proprio concludendosi in contemporanea. Anche se il primo ministro canadese Mark Carney è sembrato sminuirne la portata, sottolineando che il G7 è sì importante, «ma non governa il mondo».

Il presidente americano Donald Trump arriverà in giornata dopo aver celebrato alla Casa Bianca il Flag Day e il suo ottantesimo compleanno con uno spettacolo di arti marziali miste, e questa sera, prima del saluto ufficiale e della prima cena di lavoro, incontrerà il padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron. Domani mattina arriverà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma ufficialmente non è previsto un incontro diretto con il suo omologo americano. Questo tuttavia significa poco in quanto Trump ci ha abituati a ben altri cambiamenti di programmi. Il tycoon terrà sicuramente bilaterali con l’emiro del Qatar, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, con quello egiziano Al Sisi, anche loro invitati su un totale di 16 nazioni, prima di un secondo pranzo di lavoro con i leader del G7 e del Medio Oriente.
Per il momento non è ancora previsto un bilaterale nemmeno tra Trump e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non si sentono da almeno un mese, ma la diplomazia italiana e quella americana ci stanno lavorando nel tentativo di riallacciare un rapporto raffreddatosi proprio con l’inizio della guerra in Iran.

Meloni ha in programma altri bilaterali, ma quello più importante con Macron è previsto per il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra. Tra i temi sul tavolo del G7 ovviamente ci sono l’Iran, la possibile apertura dello stretto di Hormuz e la questione energetica, con Trump, che secondo funzionari di Washington chiederà alle principali nazioni industrializzate di perseguire la crescita economica globale «attraverso la semplificazione normativa e l’abbondanza di energia», seguendo una strada antitetica a quella della lotta climatica. Ma si parlerà ovviamente anche di Ucraina, vista la presenza di Zelensky, tanto più che ieri si è svolta una telefonata di 55 minuti tra il presidente russo Vladimir Putin e Trump in occasione del compleanno di quest’ultimo. Secondo indiscrezioni trapelate dal Cremlino Trump avrebbe chiesto ancora una volta la fine della guerra. E poi avrebbe sentito anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Molto apprezzata da parte del presidente americano anche la discussione annunciata da Macron sulla cooperazione economica globale per «ristabilire una solida base industriale in Europa e per bilanciare gli scambi commerciali sia con la Cina che con gli Stati Uniti». Un’agenda che Trump ha portato avanti fin dall’inizio del suo mandato, anche a spallate e facendosi molti nemici, ma che ora anche gli altri Paesi occidentali stanno scoprendo quanto sia necessaria.

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