Lascio agli esperti di geopolitica il compito di stabilire chi abbia vinto, perso o pareggiato nella guerra che da un anno vede contrapposti l’Iran a Stati Uniti ed Israele. Il fatto che sia stato annunciato ufficialmente dalle parti un accordo di pace è comunque la fine di un incubo, anzi di un doppio incubo. Il primo è che il prolungarsi del conflitto avrebbe messo in ginocchio le economie occidentali e quella italiana in particolare; la seconda è che la crisi potesse allargarsi portando il mondo intero sull’orlo della Terza guerra mondiale.
Siamo sinceri: alla maggioranza degli italiani di quello che succede da quelle parti del mondo - come in qualsiasi altra -, ahimè Ucraina compresa interessa poco o nulla, siamo la patria di due diritti, quello romano e quello di infischiarsene di ciò che accade fuori dal nostro uscio. Anche Enzo Biagi, uno che alle cose del mondo si interessava, a un certo punto se ne fece una ragione: «Difficile capire un Paese - scrisse - dove la stessa cosa è chiamata al Nord uccello e al Sud pesce», riferendosi alle parti intime maschili. Dico questo perché fuori di ipocrisia la domanda che tutti in queste ore ci facciamo non è che ne sarà dell’Occidente, se le nostre libertà e la democrazia dopo tutto sto casino sono più o meno al sicuro, bensì: vabbè, ma tra quanti giorni la benzina alla pompa tornerà sotto i due euro? E le bollette quando inizieranno a calare? Per carità, il portafoglio è caro e indispensabile a tutti noi e aprirlo per questioni lontane che riguardano innanzi tutto l’eterna rivalità tra sunniti e sciiti e tra questi e il popolo ebraico ci fa uscire di testa più che perdere denaro alla slot del bar sotto casa e per questo ci invaghiamo del primo imbonitore politico che ci conforta in questa nostra originale tesi (alcuni - tipo i grillini - li abbiamo mandati al governo, altri vorremmo mandarceli).
Tutto legittimo, ma ci sfugge un dettaglio non marginale: il nostro portafoglio è sì intaccato dal prezzo della benzina ma non si svuota mai completamente e irrimediabilmente perché la fortuna ci ha fatto nascere nella parte del mondo libero, l’unica dove è possibile almeno sperare di crescere e arricchirsi. Parte che non è l’Iran degli ayatollah né la Russia di Putin, bensì l’America (anche se di Trump) e Israele (anche se con Netanyahu). Che come disse il cancelliere tedesco Merz «hanno fatto il lavoro sporco anche per noi».