JD Vance durante il servizio militare in Iraq aveva smesso di credere in Dio perché voleva «emergere al di sopra degli altri» nonostante «un’esperienza soprannaturale». Poi si è convertito, è salito al vertice delle istituzioni ed è diventato ricco e famoso. Tanto che spetta a lui ora la firma del Memorandum d’intesa fra gli Stati Uniti e l’Iran.
Chissà se ai suoi interlocutori musulmani sciiti porterà in omaggio il suo libro Comunione. Ritrovare la mia strada per la fede, appena pubblicato in inglese. Si era accorto che l’islam coinvolgeva le persone più a fondo, ma che le conduceva anche a compiere atti terribili di violenza.
Era cresciuto in un ambiente protestante confuso, conservatore quanto alla morale e Democratico nelle urne, con i telepredicatori Billy Graham, Benny Hinn e Jerry Falwell in sottofondo. Antiabortisti, apocalittici, antievoluzionisti, volontari della carità cristiana. Solo che da quel mondo non uscivano le risposte che da ragazzo andava cercando.
L’ELEGIA
È Cristo a non abbandonarlo al suo ateismo. Gli si presenta sotto le sembianze di Aslan, il leone creato nelle Cronache di Narnia da Clive Staples Lewis, come anche nella preghiera, nella filosofia e nella teologia. Meglio studiare e far carriera, pensa il giovane studente di legge. Gli serve a riscattarsi dalle durissime condizioni di partenza descritte nel suo romanzo Elegia Americana, da quel destino che sembrava segnato. Eppure anche l’università lo stimola a pensare che «le ossa di questa istituzione erano cristiane, e la sua eredità cristiana risuonava in ogni angolo — dalle sue aule, fatte per sembrare cattedrali, agli ex studenti celebri che consideravano Cristo un’ispirazione. Avevo perso la mia religione, ma riuscivo comunque a riconoscere che la fede ispirava le persone a atti incredibili di grandezza e bellezza». Ed è sant’Agostino d’Ippona a fargli da maestro. È un altro che qualche secolo prima, si era perduto e infine si era ritrovato per poi raccontarlo nelle sue celebri Confessioni.
Finché arriva Peter Thiel, il fondatore di Palantir, a «dar voce a qualcosa che sentivo da tempo, ma non avevo completamente capito». Cioè «che ero ossessionato dal successo in sé—non per realizzare qualcosa di significativo, ma per vincere una competizione sociale. Avevo dato priorità all’impegno rispetto al carattere, e per cosa stavo davvero lottando? Non sapevo nemmeno perché mi importassero le cose a cui mi interessava interessarmi. Mi consideravo istruito, illuminato e soprattutto saggio sui modi del mondo—almeno rispetto alla maggior parte delle persone della mia città natale. Eppure eccoci qui, ossessionato dall’ottenere credenziali professionali—un tirocinio presso un giudice federale seguito da una posizione di associato in uno studio prestigioso—che non capivo nemmeno. Avevo odiato le mie esperienze nella pratica legale. Guardando al futuro mi resi conto che stavo correndo una gara disperata in cui il primo premio era un lavoro che non volevo».
L’ITINERARIO
Nel suo itinerario intellettuale, sempre grazie a Thiel, Vance scopre il filosofo francese René Girard, la sua teoria del capro espiatorio e «la natura sociale della “verità”». Ma la sua «luce-guida» è la moglie Usha, induista, che lo spinge ad andare in chiesa, non sul lettino dello psicologo, a trovare il senso delle sue sofferenze e delle sue colpe. E Papa Leone XIII, con la Rerum Novarum, lo aiuta a dare un senso al lavoro, a giudicare gli eccessi del capitalismo e del socialismo, a capire che è possibile superare le ideologie grazie a una dottrina sociale fondata sul Vangelo. Al cattolicesimo arriverà attraverso Gilbert Keith Chesterton, secondo il quale, con la conversione, aumenta anche l’intelligenza. Ma non si cambia in un istante, gli spiega il domenicano Dominic Legge. Si percorre una strada, che Vance inizia a metà agosto del 2019, con la grazia del battesimo. Un’avventura che continua, con tutte le perplessità e i dubbi sull’orientamento della Chiesa cattolica, ma nella certezza di aver trovato finalmente una casa.