È solo un sondaggio per cui il cancelliere Friedrich Merz non dovrebbe preoccuparsi troppo. È solo un sondaggio, eppure a molti, specialmente dentro al partito cristiano democratico (Cdu), sono tremati i polsi. Se in Germania si votasse domenica il partito sovranista AfD sarebbe ampiamente il primo a quota 29% mentre l’ex balena bianca che ha prodotto cancellieri di peso come Helmut Kohl e Angela Merkel precipiterebbe a un ignominioso 20%.
Lo dice l’ultima rilevazione YouGov sulle intenzioni di voto dei tedeschi, che, per buona sorte dello stesso cancelliere, non dovrebbero scegliere i nuovi rappresentanti al Bundestag prima del febbraio 2029.
Ma sulla tenuta politica del gabinetto Merz, una maggioranza nero-rossa (Cdu-Spd) varacambiamento politico – siamo pronti!», ha scritto trionfante la co-leader del partito euroscettico, anti-immigrati e prorusso che nel giro di pochi mesi è uscito dai confini dei Länder orientali, dove era già primo e non solo nei sondaggi, puntando alla primazia in tutto il paese.
Una cavalcata elettorale per la quale i dirigenti dell’AfD non possono però attribuirsi grandi meriti. Weidel è conosciuta più per la sua vita personale – è lesbica e sua moglie è extracomunitaria – che non per il suo eloquio. Chrupalla è privo di carisma mentre gli altri due esponenti più in vista del partito non sono molto raccomandabili: uno è il plurindagato Björn Höcke, leader del partito in Turingia conosciuto soprattutto per le sue uscite a gamba (o braccio?) teso con le quali scimmiotta alcuni slogan del regime hitleriano per scandalizzare chi lo ascolta, con successo. L’altra è Beatrix von Storch, deputata sovranista il cui nonno paterno, l’ultimo Granduca di Oldenburg scriveva lettere nel 1941 al gerarca Heinrich Himmler in cui avanzava pretese su «territori a est, dopo la fine della guerra» mentre il nonno materno, Lutz Graf Schwerin von Krosigk, fu l'ultimo capo di governo del Terzo Reich.
Priva di grandi leader forse AfD cresce in virtù dei successi dei suoi amministratori locali? Neppure. In un paese di 83 milioni di abitanti e nel quale ha vinto una serie senza fini di elezioni locali e regionali, AfD può vantare solo un paio di sindaci. Ecco dunque svelato l’arcano: da quasi tre lustri gli altri partiti tedeschi rifiutano ogni collaborazione con il partito sovranista attorno al quale hanno steso un vero e proprio cordone sanitario (Brandmauer, muro antincendio in tedesco).
La misura di sicurezza si è rivelata autolesionistica: non importa se al potere ci fosse la Cdu o la Spd, se il Bundestag discutesse di coronavirus, di invasione dell’Ucraina, flussi migratori, crisi energetica o dazi di Trump. Gli altri partiti non hanno mai coinvolto AfD né speso tempo a metterne in luce limiti e velleitarismo, impegnandosi al contrario a non prendere l’ascensore al Bundestag con i deputati di quel partito. Misure di facciata che hanno finito per deresponsabilizzare la formazione sovranista, rafforzandone la natura antisistema.
Oggi quasi un terzo degli elettori della quarta potenza industriale globale vota per un partito i cui leader sono privi di alcuna esperienza prima ancora che competenza. Ma chiamare estremisti o revanscisti i suoi leader non basta a fermare la crescita di quel partito.