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Meloni e Trump, la cravatta galeotta e il segreto del non-interprete

di Alessandro Sallusti mercoledì 17 giugno 2026

2' di lettura

Sarà stata la cravatta galeotta portata sul tailleur color vaniglia, sarà che le donne sanno sempre come prendere - a volte pure per i fondelli - gli uomini, sta di fatto che Giorgia Meloni e Donald Trump hanno fatto pace non prima di essersi tirati qualche ultima frecciatina come si conviene tra litigati.

Siccome la politica italiana non conosce l’arte del sorriso scommetto che questo riaprirà il tormentone di “Meloni succube di Trump” con la variante “Meloni complice delle malefatte di Trump” e chi più ne ha più ne metta. In passate conversazioni la Presidente del Consiglio mi spiegò il suo concetto di politica internazionale che non è fatta di amici e nemici ma di rapporti personali franchi e sinceri (aggiunse: non mediati da interpreti che tolgono ogni empatia a qualsiasi discorso) che devono avere come unico obiettivo l’interesse della nazione.

Questo spiega perché anche Macron, uno che con la Meloni ha avuto più di uno screzio, l’abbia accolta al vertice G7 di Evian con baci e abbracci e abbia postato la scenetta sui suoi social con la colonna sonora di Felicità by Al Bano e Romina. I presidenti e i capi di stato che incontri lungo il tuo mandato sono un po’ come i genitori: non puoi sceglierli, quelli sono indipendentemente dalla tua volontà.

Bene quindi che tra Giorgia Meloni e Donald Trump sia tornato il sereno, ammesso che ci sia mai stata una tempesta. Non perché sia necessario benedire e assecondare Trump in tutte le sue follie, e lo stesso vale per il rapporto con la presidente europea Ursula von der Leyen, una che solo a nominarla fa venire l’orticaria a tutti gli elettori della Meloni e non solo a loro. Ma può una che guida l’Italia non parlare e non trattare il più amichevolmente possibile con il presidente dell’Europa e con quello degli Stati Uniti? Ridicolo solo pensarlo, come pensare di non dover stare al gioco ipocrita di quel fallito di Macron. Credete a me, la Meloni avrà pure i suoi difetti ma voler spiegarle come si sta al mondo è come voler insegnare ai gatti ad arrampicarsi.

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