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Starmer "si è arreso, dimissioni tra poch ore": tam tam impazzito a Londra

di Matteo Legnani lunedì 22 giugno 2026

4' di lettura

I chiodi nella bara (politica) del premier laburista britannico Keir Starmer li ha conficcati colui che, tra i leader stranieri, più lo ha avversato da un anno e mezzo a questa parte: Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti (che di Starmer arrivò a dire «non abbiamo certo a che fare con un Churchill») ieri su Truth ha scritto che «Starmer si dimetterà, per aver fallito clamorosamente su due temi chiave come l'immigrazione e l’energia». Il verdetto postato da oltre Atlantico ha messo il sigillo a una giornata apertasi con i titoli dei più autorevoli media britannici che annunciavano le possibili dimissioni del primo ministro già dalla giornata di oggi, pena un probabile diluvio di dimissioni dal suo gabinetto a partire da domani.

La poltrona di Starmer al 10 di Downing Street, già traballante da diversi mesi a causa della permanente debolezza dell’economia inglese, conti pubblici che non tornano e una serie di passi falsi compiuti in politica estera (come quella della restituzione delle isole Chagos a Mauritius), ha di fatto perso una gamba quando, giovedì scorso, il sindaco dell'area metropolitana di Manchester, Andy Burnham, ha vinto l'elezione supplettiva per un seggio a Westminster nel collegio elettorale di Makerfield, cittadina a metà strada tra Manchester e Liverpool.

L'ormai ex sindaco della quarta città britannica era da mesi in rampa di lancio per sfidare Starmer, ma difettava del requisito indispensabile per assumere il ruolo di primo ministro: essere un membro della Camera dei Comuni. Con il trionfo di giovedì, quando ha ottenuto il 54% dei voti staccando di 20 punti il candidato di Reform, l'ultimo ostacolo alla leadership è venuto meno e i nemici del premier hanno ripreso a soffiare sulle braci del dissenso. Si tratta della maggior parte dei deputati laburisti e di alcuni dei suoi ministri-chiave, tra i quali il Segretario agli Esteri Yvette Cooper, quello agli Interni Shabana Mahmood, ai Trasporti Heidi Alexander e all’Energia, Ed Miliband, che da settimane hanno esplicitamente chiesto al primo ministro di andarsene.

RIFLESSIONE

E il fatto stesso che i quattro ribelli siano ancora al loro posto dà un'idea della debolezza di Starmer, riportava ieri la Bbc. «Il primo ministro sta riflettendo sulla realtà politica con cui si trova a confrontarsi ha detto con sottigliezza alla tv pubblica britannica il Segretario agli Affari Economici, Peter Kyle - e farà quel che è nel migliore interesse del Paese».

Che, è opinione espressa nelle ultime ore da politici, osservatori e media, sarà annunciare, forse già oggi, le sue dimissioni e stendere un calendario per la successione a Downing Street che dovrebbe completarsi a settembre (anche se alcuni ritengono che un interregno di tre mesi finirebbe per paralizzare l’operato del governo e mozzare le gambe al successore di Starmer).

L'ex Segretario alla Salute, Wes Streeting, ha ribadito che intende correre per la leadership del partito e quindi per la guida del governo, ma Burnham appare oggi come il grande favorito, con circa 300 (dei 403) deputati laburisti che, secondo conteggi effettuati dal Guardian, si sarebbero già schierati con lui. E si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui Streeting, alla fine, potrebbe accodarsi al favorito in cambio di un ruolo di peso nel suo esecutivo.

CATTOLICO ONDIVAGO

Se ad avere la meglio per il dopo-Starmer dovesse essere effettivamente Burnham, sarebbe il primo occupante di Downing Street dichiaratamente cattolico, anche se negli anni la sua fede religiosa, scrive il Telegraph, avrebbe lasciato il posto a posizioni sempre più liberali sui diritti dei gay e sui temi della sessualità. I critici lo definiscono un camaleonte politico, che si è agganciato ogni volta al leader laburista di turno, lodando il libero mercato quando a comandare era Tony Blair, salvo poi convertirsi all'interventismo statale sotto Gordon Brown e come ministro del governo ombra di Jeremy Corbin.

Con lui, il Labour virerà a sinistra (ma, come si è visto, sempre pronto a sbandare), soprattutto sui temi della spesa pubblica e delle tasse a carico dei redditi più elevati e delle abitazioni di maggior valore a Londra e nel sud-est dell'Inghilterra, dove risiedono i contribuenti più ricchi. E il Regno Unito, ancor più di quanto successo nei due anni a guida Starmer, si muoverà verso l'Europa, visto che Burnham è sempre stato un avversario della Brexit, pur essendosi rimangiato alcune considerazioni del passato per fare breccia anche tra un elettorato, quello delle Midlands, tradizionalmente attratto da Farage.

In molti, nel partito, guardano già al rimpasto di governo che seguirà le dimissioni di Starmer e in particolare alla casella del Chancellor (il ministro delle Finanze), sulla quale ci sarebbero già oggi profonde divisioni:secondo la Bbc almeno un centinaio di deputati della destra laburista sarebbero pronti a fare la guerra anche al nuovo premier se a occuparla fosse, come pare probabile, Ed Miliband, che sposterebbe ancora più a sinistra la politica economica e fiscale del Paese.

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