La sinistra riparta da Starmer. Anzi no. Certo, non è mai stato amore vero come quello coi descamisados spagnoli (come Sanchez e Zapatero) o sudamericani (tipo il brasiliano Lula), epperò anche per Sir Keir, nonostante quell’aplomb british, i progressisti italiani la testa un po’ l’avevano persa. «Non mancano segnali positivi e incoraggianti. In Gran Bretagna, dove i conservatori hanno governato per 14 anni, si è aperto un ciclo nuovo. A Starmer e a tutto il Labour un abbraccio per lo straordinario successo e un augurio di buon lavoro» esultava Elly Schlein all’indomani della vittoria dei laburisti alle elezioni del 4 luglio 2024.
Ma c’era chi, quanto a congratulazioni enfatiche, l’aveva anticipata. «Maggioranza schiacciante del Labour, dopo 14 anni di governi conservatori culminati con la Brexit. La leadership riformista di Keir Starmer ha riportato la sinistra britannica al governo dopo una lunga fase di radicalismo minoritario» twittava giulivo in tempo reale con lo spoglio Paolo Gentiloni, allora commissario europeo all’Economia. Che poi, tocca ricordarlo, Schlein già da un annetto si era invaghita (politicamente, s’intende) di Starmer. Già, perché a ottobre del 2023, la segretaria dem si era recata a Liverpool in occasione del convegno annuale dei laburisti per incontrare il rampante Keir, all’epoca all’apogeo della sua popolarità: dopo aver sposdestato nel 2020 dal trono dei Labour il marxista Jeremy Corbyn, l’avvocato londinese allora svettava in tutti i sondaggi, con ampio margine sui conservatori. La traversata nel deserto della sinistra britannica, dopo 13 anni di sconfitte, sembrava dunque finita. E non a caso quel viaggio fu il primo bilaterale con un leader estero di Schlein da segretaria del Pd, che si fece accompagnare dall’ex ministro Peppe Provenzano.
Ma non era solo la leader dem a smaniare per Starmer. Pure l’europarlamentare Matteo Ricci era tutto un fremito: «Bellissime notizie dal Regno Unito. Il Labour Party stravince le elezioni dopo 14 annidi disastri dei conservatori. Una buona speranza, una strada da percorrere anche per noi. Buon lavoro a Keir Starmer». «Capolavoro di pazienza, strategia e posizione per Starmer. Comincia una nuova stagione per il Changed Labour» esultava il senatore dem Filippo Sensi. Dario Nardella, non ancora europarlamentare, veniva colto da una crisi mistica: «Starmer ci indica la via».
Gongolava, ma con juicio, pure Matteo Renzi. «I conservatori hanno fallito mala sinistra torna a vincere anche perché rottama la visione ideologica di Ed Miliband e Jeremy Corbyn e torna alla stagione del riformismo, quella portata al successo da Tony Blair» scriveva il leader di Italia Viva. Che però, va detto, a differenza del resto della brigata, non si era lasciato prendere dalla fregola di festeggiare. «Non credo che si possano replicare i modelli di altri Paesi. Mi limito a dire che senza un centro riformista, la sinistra non vince. L’esperienza britannica lo dimostra in modo netto» aveva aggiunto.
Più a sinistra, invece, Angelo Bonelli spernacchiava il centrodestra italiano: «Good news! Sunak, l’alleato di Giorgia Meloni ha perso le elezioni! Buona notte!». Anche il suo collega di partito, Nicola Fratoianni, godeva più per la sconfitta del primo ministro conservatore Sunak che per la vittoria di Starmer, ritenuto troppo riformista e moderato da buona parte della gauche italiana. L’entusiasmo (della sinistra, mica nostro) era tale che mancavano solo i caroselli per le strade di Roma. Anche se qualcuno giura di averli visti, quelli del campo largo, in macchina a suonare il clacson a notte fonda.
Peccato però che ieri, se si esclude Carlo Calenda, nessuno dei suoi vecchi fan se n’è rammaricato pubblicamente. Che poi, a dirla tutta, il leader di Azione ha citato Starmer solo per analizzare la situazione del Regno Unito, mica per rimpiangerlo. Insomma: sic transit. Ma se gli amici si vedono nel momento del bisogno, è proprio il caso di dirlo: che amici di merda.