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Remigrazione, sovranismo respingimenti e pogrom: i veri razzisti sono gli africani

di Maurizio Stefanini lunedì 29 giugno 2026

3' di lettura

In Europa la “remigrazione”, cioè rispedire i migranti nei loro Paesi di origine, è uno slogan sempre più agitato all'estrema destra, come proposta di governo. In Sudafrica è invece una realtà innescata da una protesta popolare targata estrema sinistra. “March & March” è un gruppo di attivisti protagonisti di recenti proteste, che ha dato tempo fino a martedì alle persone che vivono illegalmente nel Paese per andarsene. Non ha specificato cosa accadrà a coloro che non lo faranno, ma i migranti dal resto dell’Africa dicono di avere una «paura estrema». È un tragico paradosso, dal momento che sono giusto 20 anni da quella rivolta di Soweto del 16 giugno 1976 che segnò un apice della lotta contro l’apartheid, radicalizzando il sentimento del resto del Continente contro il governo «bianco». Dopo la sua elezione, nel 1994, Nelson Mandela volle in qualche modo ringraziare il Continente intero, accogliendo lavoratori dal resto dell’Africa: manodopera particolarmente richiesta nelle miniere.

Col tempo la presenza di 4 milioni di africani, tra legali e illegali, ha però acceso una crescente xenofobia, sfociata addirittura in periodici pogrom. Sessantadue persone furono uccise durante le rivolte del 2008, tra cui 21 sudafricani, e oltre 150.000 furono sfollate. Nel 2015, almeno in cinque persero la vita. Quasi in contemporanea, all’altro capo del Continente il 23 giugno in Tunisia l’attivista antirazzista Saadia Mosbah si è vista condannare a otto anni di carcere. Questa donna di 66 anni e i membri della sua associazione, che difende i migranti provenienti dall’Africa subsahariana, sono stati processati con accuse di riciclaggio di denaro e arricchimento illecito che le organizzazioni internazionali per i diritti umani considerano chiaramente pretestuose. Anche la Libia è stata accusata da Amnesty International di “repressione xenofoba”: «una campagna sempre più intensa, alimentata da una retorica xenofoba, di arresti di massa, detenzioni arbitrarie ed espulsioni collettive illegali», sia da parte del Governo di Accordo Nazionale con sede a Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite, sia dal governo parallelo controllato dal Maresciallo Khalifa Haftar e dai suoi figli a Bengasi, nella parte orientale del Paese.

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La questione migratoria causa spesso disordini nel Paese, alimentati dalla retorica xenofoba sui social media. Nelle ultime settimane, centinaia di libici hanno ripetutamente manifestato davanti agli uffici delle Nazioni Unite a Tripoli, chiedendo l'espulsione dei migranti irregolari. A metà del 2024, il Portale dei dati sulle migrazioni, gestito dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), la principale agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, contava circa 900.000 migranti e rifugiati in Libia. La xenofobia verso gli immigrati è un dato relativamente nuovo in un Continente dove piuttosto erano diffusi gli odi tribali tra popoli vicini o conviventi nelle stesse aree. L'esempio massimo, innescato dall'odio tra tutsi e hutu, fu il genocidio in Ruanda, le cui vittime sono variamente stimare tra il mezzo milione e il milione. Lì tutsi: ma nel 1972 nel vicino Burundi erano stati invece 100.000 hutu a perdere la vita.

Odi dello stesso tipo sono stati alla base delle guerre civili che hanno sconvolto il Sudan dall’indipendenza portando infine alla separazione del sud cristiano dal nord islamico. Ma anche una volta raggiunta l’omogeneità religiosa sia il Sudan che il Sud Sudan continuano ad essere sconvolti da guerra civili. La Nigeria è a sua volta un esempio della violenza di etnie islamiche contro etnie cristiane che investe gran parte del Continente, fino al Mozambico. In Etiopia esiste un tradizionale razzismo delle etnie di lingua semita e camita, maggioritarie, verso le minoranze nilotiche, che convivono comunque con altre tensioni. E anche in Somalia verso i bantu, In Mauritania la schiavitù di fatto dei “neri” persiste, malgrado la sua abolizione teorica nel 1980.

E anche nella Repubblica Democratica del Congo, verso i pigmei. Ci sono stati poi movimenti contro minoranze di ex-colonizzatori o considerate comunque legate alla colonizzazione. Non solo l'espulsione dei francesi dall’Algeria o degli italiani dalla Libia ma anche degli indiani dall’Uganda, ma anche l'espropriazione dei bianchi dello Zimbabwe, o le violenze contro europei e libanesi in Costa d'Avorio. Il Liberia (Paese che fu fondato da schiavi statunitensi che erano stati liberati e rimandati in Africa da attivisti antischiavisti) la Costituzione stabilisce che solo neri possono essere cittadini. Parliamo però di neri contro bianchi, mentre in Libia, Tunisia e Mauritania abbiamo popolazioni che si percepiscono come bianche contro migranti neri: o comunque, nel caso della Mauritania con i suoi problemi addirittura di schiavismo, discendenti di popolazioni sub-sahariane, anche se insediatesi nel Paese da molti secoli.

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