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Madrid adesso si allea con Pechino e le spalanca le porte dell'Europa

Sanchez difende la strategia spagnola nonostante i richiami europei. Investimenti record per l’automotive: dalle batterie di nuova generazione ai porti in coogestione
di Mauro Zanon lunedì 29 giugno 2026

2' di lettura

La Spagna è con la Cina «dalla parte giusta della Storia». Lo scorso aprile il presidente cinese Xi Jinping accolse a Pechino il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, per la sua quarta visita in quattro anni. Un modo per suggellare i rapporti bilaterali tra Cina e Spagna, «al massimo livello da 53 anni», aggiunse il segretario generale del Partito comunista cinese. Per anni il principale punto di riferimento di Pechino nell’Ue è stato il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Ma con la sconfitta elettorale ad aprile contro Péter Magyar, Xi ha trovato nel leader socialista spagnolo un nuovo interlocutore privilegiato in Europa. Un rapporto che conviene alla Cina, ma anche a un governo, quello di Sánchez, che ha fatto della transizione green e del flusso di investimenti industriali i pilastri della propria agenda economica.

Il più grande cantiere cinese è a Saragozza dove Catl, il principale produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici, e Stellantis, stanno costruendo una gigafactory da 4,1 miliardi di euro con una capacità prevista di 50 GWh e un avvio della produzione previsto entro la fine del 2026. A Barcellona, il costruttore automobilistico cinese Chery ha scelto l’ex stabilimento Nissan della Zona Franca per il suo primo sito produttivo europeo, con l’obiettivo di sfornare 150-200mila unità l’anno entro il 2029. E ad aprile di quest’anno ha inaugurato nella stessa area un hub operativo europeo e un centro di ricerca e sviluppo, il primo fuori dalla Cina. Ma la presenza cinese in Spagna tocca anche il fronte sensibile dei porti.

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Cosco, il principale operatore cinese, controlla infatti il 51% di Noatum Ports Holdings, che gestisce i terminal container di Valencia, grande hub del Mediterraneo con una capacità di 4,8 milioni box l’anno, e Bilbao, oltre che gli scali ferroviari di Madrid e Saragozza. A giugno il gruppo di Shanghai si è aggiudicato la concessione anche per il terminal di Tarragona, portando a tre i porti spagnoli sotto il suo controllo. Un’operazione da 145 milioni di euro con scalo ferroviario collegato a Saragozza e Guadalajara, area adiacente al più grande polo petrolchimico dell’Europa meridionale.

Nel porto galiziano di Ferrol, il colosso statale cinese Saic ha annunciato a inizio giugno il progetto per il suo primo stabilimento automobilistico nell’Ue: 200 milioni di investimento iniziale, produzione prevista dal 2028, capacità fino a 120mila vetture l’anno e circa mille posti di lavoro diretti. Stando all’ultimo rapporto di Rhodium Group e Merics, nel 2025 la Spagna è stato il Paese europeo che ha registrato la crescita più rapida degli investimenti cinesi. Il 18 giugno, durante l’ultimo Consiglio europeo, con i leader riuniti per discutere su come rispondere a un deficit commerciale con la Cina da un miliardo di euro al giorno, Sánchez si è opposto a qualsiasi nuova misura, definendo la Repubblica popolare un «potenziale alleato».

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