Potevano, Spagna e Francia, fare di più nella prevenzione degli incendi che hanno devastato e continuano devastare migliaia di ettari di foreste, costringendo i vigili del fuoco a interventi ad altissimo rischio e le autorità locali a evacuazioni di massa nel pieno della stagione turistica? La risposta è sì secondo l’opposizione e la maggior parte dell’opinione pubblica. Non sono i cambiamenti climatici a essere messi in discussione, bensì la preparazione dei rispettivi governi a uno scenario ormai noto, perché gli incendi non sono più un’emergenza imprevedibile: sono un fenomeno strutturale, annunciato ogni anno da temperature record, siccità prolungata e foreste sempre più vulnerabili.
PROMESSE MANCATE
La Spagna rappresenta il caso più emblematico di promesse non mantenute, di annunci roboanti senza misure concrete. A maggio, il primo ministro socialista Pedro Sánchez aveva annunciato «la più grande mobilitazione dello Stato» nella storia della Spagna per combattere il flagello degli incendi boschivi, un piano ambizioso basato su cinque pilastri fondamentali: aumento delle risorse materiali, coordinamento istituzionale, strumenti preventivi avanzati, sensibilizzazione dei cittadini e miglioramenti urgenti delle condizioni di lavoro per le brigate forestali. Ma a due mesi di distanza, mentre gli incendi stanno devastando campi, boschi, montagne, proprietà e fattorie, il piano annunciato in pompa magna da Sánchez non è ancora stato attuato. Come evidenziato dal quotidiano La Razón, il leader socialista aveva promesso di proteggere il territorio grazie all’impiego di oltre dieci aerei anfibi dotati di un nuovo kit antincendio per velivoli A-400M, quattro elicotteri Chinook e due Cougar, e di aggiungere sette nuovi velivoli DHC-515 nell’ambito del Piano industriale e tecnologico della difesa, a cui si sarebbero aggiunti ulteriori 20 milioni dal ministero della Transizione ecologica a sostegno della lotta contro gli incendi e le inondazioni.
Inoltre, questa flotta avrebbe dovuto includere droni ad alta capacità, veicoli fuoristrada, telecamere termiche e sistemi avanzati di sorveglianza. «Ma al momento l’efficacia operativa di tali risorse sul campo brilla per la sua assenza», ha denunciato La Razón. Nonostante le rassicurazioni del ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, secondo cui la Spagna disponeva «dei mezzi necessari e adeguati, sia aerei che terrestri», Sánchez si è visto così costretto a chiedere aiuto al meccanismo europeo di protezione civile per compensare le gravi carenze spagnole dinanzi all’emergenza. La percezione negativa si riflette nei sondaggi. Secondo un’inchiesta demoscopica pubblicata da El Mundo, il 60% degli spagnoli giudica infatti negativamente l’azione del governo centrale nella gestione degli incendi.
Anche in Francia si moltiplicano le polemiche per l’assenza di prevenzione e la gestione dell’emergenza. Secondo quanto rivelato dal Canard enchaîné, nel febbraio 2024, Gabriel Attal (primo ministro), Bruno Le Maire (ministro dell’Economia) e Thomas Cazenave (ministro con delega ai Conti pubblici) avevano approvato la soppressione di 10 miliardi di euro di stanziamenti, di cui quasi 53 milioni destinati alla protezione civile. Secondo un rapporto parlamentare diffuso dal Canard, questi tagli hanno ritardato il rinnovo dei Canadair, i velivoli anfibi usati per spegnere gli incendi. Ironia della sorte: diventato nel frattempo sindaco di Bordeaux, Thomas Cazenave deve oggi affrontare le fiamme che si avvicinano sempre di più alla sua città. «Anche il sindaco di Bordeaux ha bombardato i Canadair», ha commentato con perfidia il Canard.
SACRIFICATI
Ad aumentare la rabbia dei cittadini francesi è anche un’altra rivelazione del settimanale, secondo cui la ministra della Transizione ecologica Monique Barbut, invece di recarsi sul campo, in Gironda o nelle Landes, avrebbe seguito l’evoluzione degli incendi dalla sua villa in Costa Azzurra, a Saint-Maxime. Soprannominata “Madame Transat” (signora sdraio) nel suo ministero, Barbut potrebbe pagare a caro prezzo questo comportamento. Intanto, secondo France Info, gli abitanti di Le Porge, il comune del bacino di Arcachon più colpito dagli incendi, dove quasi 200 case sono state distrutte dalle fiamme, sono pronti a rivolgersi alla giustizia: convinti non solo di essere stati abbandonati dal sistema di soccorso inefficiente, ma anche di essere stati sacrificati a favore della vicina Cap-Ferret e delle sue ville lussuose, residenze secondarie di tanti ricchi parigini e non solo. «Le Porge è stato sacrificato sull’altare della penisola di Cap-Ferret», ha denunciato Delphine, la cui casa è andata a fuoco. Sarà la giustizia, nei prossimi mesi, a valutare se davvero Le Porge sia stato abbandonato al suo destino per salvare le ville di Cap-Ferret.