Una comunanza d’intenti chiara, cristallina: tassare la casa, soprattutto se è quella dei ricchi. È ciò che accomuna Londra e New York. Oltremanica fa parte del pacchetto recapitato a Downing Street con la nomina di Andy Burnham a primo ministro, mentre Oltreoceano è il grido di battaglia di Zohran Mamdani, il sindaco che tanto piace agli ambienti progressisti – e socialisti.
Nell’operazione simpatia inaugurata dal suo governo per raccogliere consensi tra un elettorato deluso dal Partito laburista di Keir Starmer, Burnham ha detto chiaro e tondo, in un’intervista alla trasmissione Panorama della Bbc, che in alcune zone dell’area metropolitana di Manchester, di cui è stato sindaco, la tassa locale sugli immobili - la council tax - è molto più elevata di quella versata dai proprietari di abitazioni londinesi assai più grandi e costose. Bene aveva fatto, quindi, l’ex cancelliera Rachel Reeves a introdurre una nuova tassazione sulle case con un valore di almeno due milioni di sterline, la maggior parte delle quali si trova nella zona più ricca del Paese, Londra e il Sud-Est. Ma, ha precisato Burnham, «è solo l’inizio».
Alcuni osservatori hanno ricordato che nella capitale molte persone vivono in immobili più piccoli rispetto a quelli di altre città, ma comunque più costosi a causa di un mercato decisamente più competitivo, e che esistono già altre imposte locali più gravose rispetto a quelle pagate da chi possiede una casa, anche più ampia, in altre zone del Paese. Il London Standard ha fatto i conti: con la riforma radicale prospettata da Burnham - un’unica tassa proporzionale al valore della proprietà - l’aggravio per la capitale ammonterebbe a 7,5 miliardi di sterline. Forse hanno visto lungo le 400mila persone che hanno abbandonato Londra nell’ultimo anno: ciò che risparmieranno sulla casa, però, potrebbe essere in parte assorbito dall’aumento delle imposte ipotizzato ieri per finanziare nuovi interventi nel sistema di assistenza sociale, come retribuzioni migliori per chi vi lavora.
PROSCRIZIONE
Non governa una nazione, ma un agglomerato di oltre otto milioni di abitanti, il rampante primo cittadino newyorkese Mamdani, che in campagna elettorale aveva promesso la cosiddetta pied-à-terre tax, una sovrattassa sugli immobili residenziali di lusso che non vengono utilizzati come abitazione principale. Una guerra al capitale con tanto di lista di proscrizione: il dipartimento delle Finanze della metropoli ha pubblicato online l’elenco completo delle abitazioni con un valore superiore al milione di dollari, corredato dai dati personali dei proprietari.
La mossa arriva dopo il post sui social della scorsa settimana con cui Mamdani invitava i più facoltosi a «controllare la cassetta della posta» una volta tornati in città, «perché c’è posta per loro»: la lettera di notifica della nuova imposta. Tra i primi nomi emersi compaiono quelli di Howard Lutnick, segretario al Commercio, Mary Trump, nipote - e aspra critica - del presidente americano, l’ex direttrice di Vogue Anna Wintour e il regista Darren Aronofsky. Il ben più noto collega Woody Allen, newyorkese doc nella vita e sul set, potrebbe finire nella prossima infornata che il sindaco socialista ha in serbo.
Nella Cina della rivoluzione comunista, i proprietari terrieri venivano definiti «nemici di classe» e denunciati pubblicamente: si stima che tra uno e due milioni di loro siano stati assassinati. «Mao a Manhattan» titolava tre giorni fa un editoriale del Wall Street Journal, citando anche la campagna contro chi affitta appartamenti. Una caccia casa per casa.