Dietro al caos a Ceuta, la crisi migratoria e l'invasione dell'isola, c'è la mano degli Usa, di Donald Trump e dell'universo Maga? Un'ipotesi rilanciata in modo piuttosto circostanziato da Federico Fubini sul Corriere della Sera. Una tesi che poggia su una serie di elementi e coincidenze che chiamano direttamente in causa Washington e i suoi rapporti con il Marocco.
Il primo indizio riguarda la reazione di Trump, che ha immediatamente attribuito ogni responsabilità al governo di Pedro Sánchez. Madrid è un nemico acclarato della Casa Bianca, a incidere il rifiuto del premier socialista di concedere le basi spagnole per le operazioni in Iran. Il presidente Usa, parallelamente, si è proposto come argine all'immigrazione clandestina.
Ma l'interesse della destra americana per Ceuta affonda le radici anche più indietro nel tempo. A marzo l'American Enterprise Institute, think tank conservatore di Washington, aveva definito "illegittimo" il controllo spagnolo su Ceuta e Melilla, affermando che Rabat avrebbe dovuto reagire attraverso un'"onda verde" di migliaia persone disarmate dirette verso Ceuta. Putacaso, sottolinea Fubini, proprio quel che è accaduto negli ultimi giorni.
E ancora, torniamo ad aprile. Mario Diaz-Balart, deputato repubblicano vicino a Trump, fece approvare dalla commissione Stanziamenti della Camera un documento che sostiene politicamente le rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla. Inoltre vengono destinati a Rabat venti milioni di dollari dal "National Security Investment Programs" e altri venti milioni dal "Foreign Military Financing Program".
Fondi che, secondo la ricostruzione, testimoniano anche il rafforzamento dei rapporti tra gli apparati di intelligence americani e marocchini. Da qui l'interrogativo: possibile che Washington non sapesse nulla di quanto stava per accadere? Tanto più che diverse testimonianze, riportate anche dal New York Times, indicano nelle stesse autorità marocchine chi avrebbe favorito il movimento dei migranti verso il territorio spagnolo. Cinque indizi, cinque elementi, che possono far pensare al coinvolgimento, in una qualche misura, di Washington.