Non solo la sospensione per un mese, salvo proroghe, del trattato di Schengen in seguito alla crisi migratoria a Ceuta. Il governo italiano, in tandem con quello della Danimarca, sollecita anche ulteriori misure ai vertici della Ue. Lo fa con una lettera, sottoscritta da 22 capi di Stato e di governo europei. Nomi che pesano, un consenso quasi unanime. Lettera in cui si chiede un confronto, urgente, tra i ministri dell'Interno Ue per una risposta coordinata all'emergenza.
"In relazione ai recenti sviluppi alla frontiera esterna dell'Unione europea a Ceuta e alla necessità di prevenire attraversamenti irregolari incontrollati, contrastare le reti di traffico di migranti, eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali e garantire una risposta europea unitaria ed efficace - si legge nella comunicazione arrivata da Palazzo Chigi - , si trasmette di seguito la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea, Micheál Martin. Con tale iniziativa, promossa da Italia e Danimarca e sottoscritta da un totale di ventidue Capi di Stato e di Governo europei, si chiede alla Presidenza irlandese del Consiglio dell'Unione europea la convocazione urgente di una videoconferenza straordinaria dei Ministri dell'interno per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata", conclude la nota.
E con la missiva, Giorgia Meloni raccoglie un clamoroso successo. Tra i firmatari ecco Merz per la Germania, Tusk per la Polonia, Stocker per l'Austria, De Wever per il Belgio, Kristersson per la Svezia. E ancora Romania, Slovenia, Slovacchia, Olanda, Lituania, Ungheria, Estonia, Grecia, Lettonia, Finlandia, Croazia, Bulgaria, Cipro e, ovviamente, la Danimarca con Mette Frederiksen, l'altra promotrice dell'iniziativa.
Insomma, Pedro Sanchez, il premier spagnolo idolo della sinistra nostrana, il teorico dell'accoglienza indiscriminata, è all'angolo, è rimasto (quasi) solo, tra i pochi schierati dalla sua parte Emmanuel Macron e la Francia.
E, sotto pressione, Sanchez passa alle accuse e alle recriminazioni. "La reazione dei governi europei nelle ultime ore è stata piuttosto asimmetrica. La maggior parte ci ha mostrato il proprio sostegno e la propria solidarietà, offrendo assistenza. Altri, invece, hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l'esclusione temporanea dall'area Schengen": così il leader socialista in una lettera inviata a Bruxelles. E quando parla di "maggior parte" ci si chiede a cosa si riferisca. "Un simile atteggiamento - riprende Sanchez -, alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici, non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono. Ciò è inoltre contrario agli interessi a lungo termine dell'Europa e al più elementare buon senso, poiché Ceuta non fa parte dello Spazio Schengen, poiché non vi sono praticamente migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell'Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni", conclude attaccando direttamente il nostro Paese.