Decine di migliaia di migranti entrati nel piccolo territorio spagnolo di Ceuta hanno fatto ritorno volontariamente in Marocco venerdì, il giorno dopo che l'afflusso aveva scatenato il caos nella città nordafricana e riacceso il dibattito sull'immigrazione in Europa e altrove. Almeno 57 migranti sono morti durante il tragitto. Il presidente di Ceuta ha stimato in 60.000 il numero dei migranti, una cifra pari al 70% della popolazione del territorio. Le immagini provenienti da Ceuta mostravano soldati spagnoli impegnati in pattugliamenti. Tuttavia, la maggior parte di loro ha presto fatto ritorno, ha riferito il governo spagnolo, dopo che l'improvviso arrivo di così tante persone aveva provocato una crisi umanitaria. Alcuni migranti hanno percorso diverse miglia a nuoto e hanno affrontato le autorità, che tentavano di respingerli utilizzando idranti, gas lacrimogeni e colpi di avvertimento. Tra le vittime vi sono persone annegate o rimaste uccise nella calca mentre cercavano di superare una barriera frangiflutti vicino a un valico di frontiera.
Le squadre di emergenza sono intervenute presso la base aerea di Miramar, a San Diego, negli Usa, a seguito di un incidente che ha coinvolto un velivolo F-35. Secondo le autorità, l'episodio si è verificato intorno alle 10:00 ora locale. I funzionari riferiscono che il pilota si è eiettato ed è stato recuperato.
Recuperato il primo corpo sotto le macerie dell'edificio crollato giovedì a Messina: è dell'imprenditore Carmelo Leone. La salma è stata portata all'obitorio del Policlinico per il riconoscimento ufficiale. I dispersi nella tragedia avvenuta nel rione Pistunina di Messina restano cinque: oltre a Leone mancano all'appello le sue sorelle Sara e Rosa, il marito di quest'ultima Santino Magazzù, e un domestico che era con loro, il cingalese Lhairu Warnakulasuriya. La sesta dispersa è una commessa del bazar cinese che si trovava al primo piano, la messinese Alessandra Frazzica.
"E' una città ferita che, comunque, si sta stringendo attorno a una tragedia importante, e in questi momenti si è concentrati sulla fase della ricerca - sono state le parole del sindaco di Messina Federico Basile -. Aspettiamo il lavoro costante, speriamo sempre nei miracoli", dice ancora parlando con i cronisti sul luogo del crollo. Alla domanda se è esclusa l'ipotesi della esplosione prima del crollo, Basile dice: "Abbiamo fatto il punto con i vigili del fuoco, sicuramente è prematuro. La Procura sta già avviando le indagini con tutti gli elementi della tragedia. La sensazione è di una scena in cui non ci sono segni evidenti di una esplosione, ma lo dico in maniera semplice e banale rispetto al lavoro che stanno facendo, molto meticoloso". E aggiunge: "Stamattina ho avuto un contatto con alcuni familiari, anche ieri sera. In attesa di conoscere l'esito di eventuali ritrovamenti. Siamo in un clima di attesa...".
Nel frattempo la Procura di Messina ha aperto un fascicolo d'inchiesta per disastro colposo, al momento contro ignoti. A confermarlo è il procuratore Antonio D'Amato, che si è recato sul luogo del disastro insieme alla pm di turno Anita Siliotti e al comandante provinciale dei Carabinieri Lucio Arcidiacono per i primi accertamenti. Al centro delle indagini vi sono le cause del cedimento strutturale dell'edificio e l'eventuale ruolo dei lavori di ristrutturazione in corso al piano terra per l'apertura di un supermercato. Determinante sarà anche il rapporto tecnico dei Vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di soccorso e nelle verifiche sulla stabilità della struttura. E' già stato messo sotto sequestro uno dei pilastri dell'edificio, completamente distrutto dal cedimento, conservandolo all'interno di un cassone per consentire gli accertamenti tecnici. Il reperto sarà sottoposto ad analisi per verificare le condizioni della struttura portante e acquisire elementi utili a chiarire le cause del collasso dell'immobile.
Trascinano un'anziana per diversi metri sull'asfalto per scipparle la borsa: è successo a Roma, dove la polizia ha subito fermato due uomini di 45 e 34 anni, rintracciati grazie alle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell'area. Il mezzo a bordo del quale i due hanno tentato lo scippo, un enduro di grossa cilindrata con vistose strisce identificative, era già finito nel mirino degli investigatori, perché riconducibile a due presunti rapinatori, responsabili di diversi colpi a danni di persone e locali negli ultimi mesi nella zona est della Capitale.
I due uomini sono stati individuati dagli agenti a Ostia, dove avevano trovato rifugio nella casa di una terza persona. La polizia li ha beccati dopo alcune ore di appostamento, quando uno dei due è uscito da un palazzo e si è avvicinato alla moto, parcheggiata a breve distanza. Alla richiesta dei poliziotti di identificarsi, lui avrebbe mentito per sviare le indagini. Gli agenti, però, hanno insistito e sono riusciti a entrare nell'abitazione sospetta grazie all'aiuto dei vigili del fuoco, visto che il proprietario negava loro l'ingresso.
Una volta dentro, gli investigatori hanno perquisito la casa, trovando i caschi utilizzati dai due durante la tentata rapina, gli stessi immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Dopo alcune ore di ricerche, poi, è stato trovato anche il secondo uomo che nel frattempo si era rifugiato a casa dei genitori a Roma. I due sono stati trasferiti a Regina Coeli. Invece per la vittima, portata in ospedale dopo l'assalto, la prognosi è di 5 giorni.
I finanzieri del Comando provinciale di Foggia hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali coercitive, emessa dal Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 13 persone indagate, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le indagini hanno consentito di ricostruire l’operatività di un sodalizio criminale stabilmente organizzato, caratterizzato da una precisa ripartizione dei ruoli tra un gruppo attivo nell’area di Bitonto (Bari) e uno operante nella città di Cerignola. Il gruppo bitontino, secondo quanto ricostruito, era incaricato della fase esecutiva dei furti di autovetture nel territorio barese, realizzati mediante il consolidato metodo della cosiddetta 'spintarella', utilizzando veicoli di grossa cilindrata appositamente predisposti. I mezzi rubati venivano poi rapidamente smontati e 'cannibalizzati' in aree rurali isolate. Al gruppo cerignolano era invece affidata la gestione logistica e commerciale dell’intera filiera illecita: trasporto delle parti smontate, stoccaggio in depositi ritenuti sicuri e successiva consegna ad autodemolitori compiacenti, incaricati dell’immissione dei ricambi nel fiorente mercato nero del settore. Le investigazioni hanno inoltre permesso di accertare che parte dei proventi illeciti veniva auto-riciclata dal promotore dell’associazione mediante l’acquisto di nuove autovetture formalmente destinate ad attività di noleggio, con l’obiettivo di ostacolare l’identificazione dell’origine delittuosa delle somme e reinserirle nel circuito economico legale.