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Strage di italiani in Perù, il giallo sul video del disastro: cosa non torna

di Tiziana Lapelosa martedì 4 agosto 2026

3' di lettura

È lo strazio che si aggiunge allo strazio: ci vorranno giorni per identificare le vittime italiane dello schianto aereo avvenuto in Perù sabato scorso, quando in Italia era già sera. Ma è giallo anche sul video dell’aereo caduto. Le immagini che circolano sui social, infatti, non sarebbero “coerenti” con quanto riscontrato sul luogo dell’incidente. Tutte le vittime, due famiglie italiane, due tedeschi, due spagnoli, pilota e copilota - in tutto 13 persone -, si trovano presso la sede di medicina legale della procura di Ica.

È qui che sono in corso le identificazioni dei cadaveri per capire chi è chi. Ma servono dai due ai tre giorni per capirlo, a causa delle condizioni in cui sono stati ritrovati i resti, come ha riferito Rubén Brizuela Pow Sang, direttore nazionale di Medicina Legale e Scienze Forensi in Perù. Motivo per cui da Lima sono dovuti arrivare anche otto specialisti forensi. Momenti terribili a cui non manca il supporto dei consolati di Italia, Spagna e Germania e di Giorgia Meloni che ha espresso «profondo dolore», mentre in Perù si attende l’arrivo dei familiari delle vittime.

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AMICI E PARENTI
Increduli gli amici e i parenti delle due famiglie disintegrate in un viaggio che avevano organizzato nei minimi dettagli (come facevano da sempre). Massimo Angelucci, sua moglie Elena Sala, coetanei di 58 anni, e il loro figlio Lorenzo di 24 appena laureato al Politecnico, a Seregno erano conosciutissimi. E così Paolo Gianturco, manager di 59 anni, sua moglie Cristina Maria Bianco, 57 anni, fondatrice di un gruppo specializzato sulla ricerca del personale, e i due figli, Matteo e Pietro di 24 e 18 anni, erano conosciutissimi a Monza. Insieme festeggiavano qualsiasi cosa. Insieme andavano dappertutto. Ma non potevano sapere che quello sul Cessna per sorvolare le linee di Nazca (patrimonio Unesco) a sud del Perù sarebbe stato il loro ultimo volo.

«Appena l’ho saputo, ho iniziato a sentire un turbinio di emozioni perché so che sarebbe potuto succedere», racconta Antonio López, uno spagnolo residente in Perù che su quell’aereo da turismo ci era salito appena una settimana fa. All’aeroporto gli era stato detto che quello era tra gli aerei più sicuri. «Non potevano sospettare che qualcosa potesse andare storto». Ma, col senno di poi, ricorda che nessuno ha spiegato cosa fare in caso di emergenza, ma che è stato pronunciato un elementare e classico «allacciate le cinture». Racconta, sempre col senno di poi, anche della paura per «alcuni scossoni» durante il volo: «Si ride per il nervosismo, perché per un attimo fa davvero paura».

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CATTIVE NOTIZIE
Le cattive notizie non riguardano soltanto il riconoscimento dei corpi, ma anche il fronte delle indagini. Sul velivolo della Aerodiana - un Cessna 208B Gran Caravan è probabile che non ci fosse nemmeno la “scatola nera” , che non è obbligatoria su quel tipo di velivolo. «Tuttavia», spiega Mikael Amura, direttore inchieste e prevenzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv), «ci sono casi in cui le evidenze disponibili sono molto indicative e consentono di condurre efficacemente l’indagine». Per esempio, la «disposizione del relitto e delle sue parti dopo l’incidente possono fornire indicazioni circa l’assetto dell’aereo e l’integrità strutturale dello stesso prima dell’impatto».

Oppure, eventuali parti danneggiate dall’incendio (cioè, praticamente tutte) dalle quali si potrà capire se l’aereo ha preso fuoco in volo o a causa dell’impatto al suolo. Anche quel che resta di eventuali telefoni o tablet a bordo potrebbero fornire informazioni utili all’inchiesta. La tragedia, però, si è anche tinta di giallo: sarebbe un fake il video dello schianto che è rimasto impresso nella mente di milioni di persone e suscitato sentimenti difficili da immaginare in chi conosceva le vittime. Lo hanno detto le autorità di Lima all’esperto dell’Agenzia che si occuperà dell’inchiesta: «Il video che circola insistentemente sui social media non risulterebbe coerente con le evidenze riscontrare sul luogo dell’incidente». Significa che le immagini «non sarebbero coerenti con lo stato del relitto dell’aereo». E allora, cosa è successo?

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