Sabato in Marocco è stato reso omaggio ad Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio a Bologna dopo un fermo di polizia al Pilastro. Un ultimo saluto senza la salma, che si trova ancora in Italia a disposizione dell’autorità giudiziaria. Alla cerimonia era presente anche la famiglia di Fakir, arrivata dall’Italia, e amici e parenti della comunità marocchina. Il 42enne era molto legato alle città di Casablanca e Chichaoua. E proprio a Casablanca, nel quartiere in cui era nato, è sorto un murales in suo ricordo. «Abderrahim non ti dimentichiamo», recita la scritta.
Nella pittura si vedono i due agenti trattenere il 42enne riproducendo gli scatti e il video che sono circolati sui media in queste settimane, come a puntare il dito sulle loro responsabilità, che in realtà sono tutte al vaglio degli inquirenti. Al momento la Procura di Bologna ha infatti aperto un fascicolo d’indagine con l’ipotesi di omicidio colposo e nel registro, con modello 45-bis, vale a dire il cosiddetto “scudo penale”, sono stati iscritti i due agenti intervenuti per contenere Fakir e quattro operatori/volontari del 118 giunti sul posto e non risultano formalmente indagate. La famiglia di Fakir, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, ha sollecitato la Procura ad affidare le attività investigative a un corpo di polizia diverso (come l’Arma dei Carabinieri o la Guardia di Finanza) per garantire la massima terzietà e imparzialità dell’inchiesta, dato che i fatti vedono coinvolti agenti della Polizia di Stato.
E rientreranno proprio oggi in servizio i due agenti. Torneranno al lavoro al Commissariato Bolognina Pontevecchio, «con un grande peso addosso ma certi di aver fatto del loro meglio in quella situazione», sottolinea l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, di 23 e 28 anni. Nelle ultime settimane ultime tre settimane gli agenti hanno ricevuto insulti e minacce: “Sbirri assassini”, “Toglietevi la divisa”, “Poi veniamo a regolare i conti”.