A Bologna regna la tensione, quella tensione innescata dalla morte di Abderrahim Fakir durante il fermo di polizia e alimentata dal sindaco Matteo Lepore, il quale, a caldissimo, convocò la piazza, una manifestazione di solidarietà che sembrava un attacco alle forze dell'ordine. Una manifestazione degenerata in violenze e violentissimi scontri. Ma le tensioni riguardano direttamente anche Lepore, finito sotto scorta. E crescono alla vigilia di domenica 2 agosto, giorno in cui ci sarà un secondo corteo. E il rischio di nuovi scontri è altissimo.
Al Pilastro, in via Svevo, nel frattempo è comparso lo striscione: "Lo Stato uccide. Verità e giustizia per Fakir". Nel quartiere la morte di Fakir resta una ferita aperta. "È tremendo quello che è successo. Conoscevo Fakir. Lo incrociavamo spesso da queste parti. Andava a mangiare alla Caritas. Si vedeva lontano un miglio che era una persona sofferente. Aveva lo sguardo sperso, ma non era cattivo. Tutti abbiamo sbagliato qualcosa in questa storia. Non doveva finire così", racconta Ettore De Luca.
Intanto si dipanano le conseguenze giudiziarie degli scontri del 20 luglio: dodici giovani dei centri sociali sono indagati dopo una giornata conclusa con sessanta agenti feriti. Ora l'attenzione è concentrata sul nuovo raduno in piazza, che coincide con le commemorazioni della strage alla stazione del 2 agosto 1980.
Potere al Popolo ha annunciato uno spezzone separato del corteo dedicato a Fakir. Lepore prova a mettere le mani avanti dopo il disastro della precedente manifestazione: "Abbiamo sempre gestito ogni cosa in democrazia, non con la violenza. Credo che sarà un corteo importante e pacifico". Il sindaco torna anche sulle minacce ricevute: "Sono due anni che vengo minacciato attraverso i social e in altre forme. Io non ho paura per me, ma sono preoccupato per la democrazia nel nostro Paese".
Paolo Lambertini, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage, chiede che prevalga la memoria: "Anche solo dei fischi, alla fine, farebbero parlare soltanto di quello. Sappiamo come funzionano queste cose. Qualsiasi forma di violenza offrirebbe una sponda alle strumentalizzazioni".
Alle 10.25 Bologna ricorderà ancora una volta le 85 vittime dell'attentato del 1980. Alla cerimonia, per il governo, è atteso il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni. Sullo sfondo, come detto, resta la minaccia concreta che le tensioni di queste settimane possano esplodere in una giornata che, da 46 anni, appartiene alla memoria della città.