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Russia, le basi segrete: i nuovi droni di Putin possono colpire Varsavia

di Dario Mazzocchi martedì 18 agosto 2026

3' di lettura

Dieci nuove basi militari dotate delle strutture necessarie per lanciare droni sull’Ucraina e non solo: è quanto è avvenuto nel giro di poco più di un anno lungo il confine che separa la Russia dai territori di Kiev e dall’alleata Bielorussia. Il programma di potenziamento del Cremlino comprende aeroporti civili riconvertiti, insediamenti militari già esistenti e potenziati e aree realizzate dal nulla nelle zone rurali.

L’allerta arriva dal quotidiano britannico Daily Telegraph, che ha avuto accesso ad alcuni documenti e immagini satellitari che segnalano la presenza di una sessantina di rampe di lancio per facilitare il decollo di droni ad ala fissa: sono i modelli che richiamano per forma i tradizionali aerei e che sono in grado di restare in volo per ore, coprendo distanze impossibili per i droni multirotore, caratterizzati dalla presenza di due o più eliche.

PAESI NATO NEL MIRINO

Minacce a lungo raggio, più veloci e difficili da intercettare che mettono nel mirino i Paesi della Nato: secondo le informazioni raccolte dal servizio segreto ucraino, le basi potrebbero ospitare i modelli Geran-4 e Geran-5, evoluzioni russe degli Shahed di produzione iraniana. Tra gli elementi che li contraddistinguono ci sono la portata di carico esplosivo (fino a 90 chili) e quella d’azione: raggiungerebbe i mille chilometri. Tradotta in una cartina geografica, significa che l’intera area della Romania e della Bulgaria e quasi la totalità della Polonia sarebbero esposte al loro impiego.

Il fianco orientale dell’Alleanza atlantica è dove, dal 2023, si sono registrate le invasioni aeree più massicce da parte dei russi. Tra il 9 e il 10 settembre 2025, per esempio, più di venti penetrarono nello spazio aereo polacco durante un violento attacco sull’Ucraina e per la prima volta dall’inizio dell’invasione le forze Nato aprirono il fuoco contro i velivoli all’interno del proprio territorio.

Domenica scorsa, invece, un F-18 spagnolo ha abbattuto un drone nei pressi della città rumena di Gala?i, dove a maggio era stato colpito un edificio residenziale. Anche il fronte baltico sarebbe facilmente a portata di mano e, quasi a voler suonare da monito in coincidenza con le rivelazioni del Telegraph, il tabloid tedesco Bild ha riferito che la Nato avrebbe messo a punto tre linee d’azione per rispondere a un eventuale attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania. Il piano citato è il “Nato Land Warfighting Concept”, realizzato dal maggiore americano Andrew Pingrey, e prevede anzitutto la neutralizzazione dei sistemi missilistici russi con caccia, razzi e droni, prendendo di mira anche l’exclave di Kaliningrad, il fazzoletto di terra russo tra Polonia e Lituania. Una seconda linea d’azione include la creazione di una “zona autonoma” dove impiegare – oltre ai droni – dei veicoli terrestri senza equipaggio per bloccare le unità russe e limitare l’esposizione diretta dei militari Nato. La terza fase del piano stabilisce le operazioni contro le infrastrutture militari e logistiche anche con il dispiegamento delle forze speciali.

L’obiettivo finale rimarrebbe quello del solo respingimento dell’avanzata e non l’occupazione di territorio russo. È contemplata invece l’ipotesi di un ponte aereo per far penetrare in profondità droni e robot per sabotare le retroguardie, con l’aiuto di dissidenti russi.

MISSILI IPERSONICI

Nel clima di tensione tra Nato e Mosca si registra il dispiegamento nel Baltico della fregata russa Admiral Kasatonov, armata di missili da crociera e missili ipersonici Zircon, con potenziale capacità nucleare. La nave è stata avvistata la settimana scorsa al largo dell’isola tedesca di Fehmarn e si è mossa con il sistema di localizzazione disattivato.

La Kasatonov è progettata per attacchi a lungo raggio e operazioni antisommergibile e la sua presenza si aggiunge a quella del cacciatorpediniere Admiral Levchenko, che ha solcato il Baltico a luglio in un gioco di scacchi che non si limita al cielo, ma si estende ai mari e coinvolge la caccia condotta – soprattutto da britannici e francesi – alla “flotta fantasma” composta da imbarcazioni collegate a Mosca che cercano di aggirare le sanzioni. Per il presidente russo, Vladimir Putin, i sequestri occidentali sono azioni di pirateria e rapina alle quali rispondere allo stesso modo se continueranno.

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