Non lascerà Cuba oggi come inizialmente annunciato, Alessandro Di Battista, ma domani. L'arrivo dell'ex deputato del Movimento 5 Stelle è stato infatti programmato per sabato pomeriggio. Partirà da Cuba nella mattinata del 5 con un volo ambulanza privato, come emerso nei giorni scorsi. A Cuba Dibba è stato colto da un malore mentre si trovava sull'isola per realizzare un reportage per il Fatto quotidiano e Loft Tv. Due specialisti del Policlinico Gemelli si sono recati a Cuba per un consulto medico. Al rientro, il 48enne romano dovrebbe essere ricoverato al Gemelli di Roma.
Venerdì 28 agosto Di Battista aveva accusato forti dolori e mal di testa, poi il malore vero e proprio, la perdita di conoscenza e il trasferimento d'urgenza prima all'Ospedale di Santa Clara poi all'ospedale Hermanos Ameijeiras de L'Avana.
Era stato proprio Di Battista, dall'ospedale, ad annunciare il rientro. Dopo aver elogiato i medici cubani ("Sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali", in un post su Facebook l'ex pasionario grillino aveva scritto due giorni fa: "Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto". "Partirò da Cuba il 4 settembre con un'aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza". "Grazie a tutti per l'affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato", aveva concluso l'ex deputato non rinunciando alla sua ben nota vena polemica.
La prima, come detto, la puntualizzazione sul volo di ritorno: niente "volo di Stato" a carico dell'Italia, ma un volo privato per mettere a tacere le polemiche piuttosto pretestuose nate in Italia dopo il suo ricovero. La seconda, una sottolineatura molto politica: "Da anni ho deciso di 'sfruttare' gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l'Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall'altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui. Grazie a tutti".