Il risultato era atteso, magari non con le proporzioni uscite dalle urne che rappresentano un sonoro ceffone all’Europa ma l’onda subito ribattezzata “nera” nella Sassonia-Anhalt da ieri è un dato di fatto. Ora le vie praticabili sono due: la demonizzazione assoluta o la comprensione del fenomeno per fornire risposte politiche adeguate. «Parliamo di una regione povera e depressa – commenta Paola Concia, ex parlamentare del Pd da anni stabilmente residente in Germania – dove il fattore che ha determinato il successo di Afd è stato soprattutto il risentimento. Un voto di protesta e di delusione che è un messaggio alla Germania dell’Ovest cui dobbiamo aggiungere il fatto che Merz è il cancelliere più impopolare della storia tedesca e l’antipatia per la sinistra di Spd che ha sempre governato e non ha mai fatto autocritica». Per Concia ora è impossibile considerare questa massa di elettori come il male assoluto: «Dire che sono tutti nazisti è una stupidaggine, il loro programma, a cominciare dalle classi differenziali, è agghiacciante ma è anche vero che quando una forza anti-sistema arriva al governo viene messa alla prova, si potrà così vedere che cosa riusciranno a realizzare e quanto contano le promesse elettorali fatte». Infine sul voto secondo Paola Concia ha pesato anche un ulteriore elemento: la paura della guerra, la questione identitaria che è un tasto su cui batte molto Afd, affermando che è ora di farla finita col senso di colpa dei tedeschi per la fase del nazionalsocialismo. «Loro dicono più Bismarck e meno Hitler ma è un modo molto paraculo per non dare un giudizio sul Terzo Reich considerando che molti dirigenti proprio su questo hanno fatto scivoloni notevoli».
LA MAMMA DI VANNACCI
Alice Weidel è il volto moderato del partito ma non tutti dentro Afd sono come lei, che è comunque la mamma di Vannacci. «Il generale ha copiato tutto da Afd». Al partito dell’ultradestra manca un seggio per governare in solitaria, ma il cordone sanitario attorno al partito che in Sassonia è rappresentato dal candidato governatore Ulrich Sigmund è stato infranto guarda caso proprio dall’ultrasinistra (anche loro filorussi) della Bsw, la cui candidata Claudia Wittig si è detta disponibile a costruire un ponte con Afd anche se Sigmund ha dichiarato di non ritenerla inaffidabile. Magdeburgo, la capitale della Sassonia, ha 240mila abitanti, e qui due anni fa un profugo dall’Arabia saudita investì con un’auto la folla al mercatino di Natale. Ci furono sei vittime tra cui un bambino e cinque donne. Un episodio che ha fatto crescere il risentimento verso il governo di Berlino.
Gli immigrati nella regione sono circa 192mila, un terzo dei quali ucraini e polacchi e sono abbastanza integrati, anche se la destra di Afd preme sull’acceleratore del tema sicurezza tirando in ballo la remigrazione. Non solo: si chiede a gran voce una marcia indietro dell’Europa sulle politiche green e soprattutto si batte sul tasto della mancata ripresa economica del Paese. L’elemento di primo piano della campagna elettorale di Afd è stato però il nazionalismo. Il programma di governo lo ha scritto Hans Thomas Tillschneider, di cui Avvenire ha tracciato un ritratto interessante. Nato a Timisorara da una famiglia appartenente alla minoranza tedesca, è fuggito negli anni Ottanta con i genitori per stabilirsi a Freudenstadt. Il suo slogan è «pensare da tedeschi». I programmi scolastici dovranno perciò cambiare e dare meno spazio a Adolf Hitler e mettere in primo piano Otto von Bismarck.
IL FENOMENO ATTECCHISCE
Resta da comprendere perché Afd sia così forte soprattutto nell’ex Ddr, ma anche se ormai in tutta la Germania il fenomeno attecchisce e si espande. A ciò ha fornito una risposta lo storico Heinrich A. Winkler: «L’atteggiamento di chi crede – ha detto al Foglio – che la democrazia sia semplicemente il volere della maggioranza rivela deficienze nella formazione storica e politica. Noi all’Ovest siamo stati occupati da potenze democratiche, dall’altra parte c’era l’Unione sovietica». Tutta colpa dei comunisti allora? Una risposta che sembra solo in parte un paradosso visto che proprio Alice Weidel in una conversazione con Elon Musk che creò non poche polemiche ha sparigliato le carte definendo Hitler un «comunista e non un conservatore».