Come ogni anno in Catalogna si è celebrato un 11 settembre diverso da quello ben più noto nel resto del mondo. Per le strade di Barcellona hanno sfilato i cortei della Diada, la festa nazionale catalana, che stavolta si è conclusa in un modo inaspettato, con gruppi di esponenti di “antifascisti” militanti e indipendentisti che hanno attaccato gli indipendentisti della cosiddetta estrema destra.
AUTONOMIA
Uno scontro interno, una sorta di resa dei conti che ha messo in evidenza il fastidio della sinistra catalana per una nuova entrata che rischia di travolgere gli stantii equilibri dell’indipendentismo e che ha fatto invocare all’organizzatore della manifestazione Xavier Antich un «fronte sovranista per fermare i mostri dell’estrema destra».
Per la verità è già qualche anno che si parla di Aliança Catalana, specie per la vittoria che ha portato a sorpresa la combattiva presidente Sílvia Orriols ad amministrare Ripoll, cittadina a ridosso dei Pirenei.
Ma sono gli ultimi sondaggi ad aver spaventato il resto del movimento secessionista e dell’agone politico locale. Aliança Catalana, che peraltro rifugge dall’etichetta estremista affibbiatale, sarebbe infatti attualmente con il 16,5% la seconda forza della Comunidad autonoma decuplicando i due seggi che detiene al Parlament.
In testa rimarrebbero sempre i socialisti del presidente Salvador Illa, alleati del premier Sanchez, ma con una perdita di circa il 5% e undici deputati. Dietro l’Aliança gli altri indipendentisti, a cominciare dal centrista Junts dell’esule Carles Puigdemont, che crolla passando da 35 a 20 deputati per passate alla progressista Esquerra Republicana (Erc) di Oriol Junqueras che ridurrebbe le perdite al 19%. Secondo lo stesso sondaggio Sigma Dos il 25,8% dei futuri elettori di Aliança proverrebbe da Junts, il 12,4% da Vox. La vera novità tuttavia è che la Orriols starebbe facendo incetta di voti anche a sinistra, ben 107mila, la maggior parte dei quali proverrebbe dai socialisti (56.700), da Erc (44.400) e perfino dai radicali del Cup (5.600).
Alla vigilia della Festa Nazionale la Orriols si è recata al cimitero di Fossar de les Moreres, il luogo più simbolico della Catalogna dove sono sepolti martiri del 1714, dichiarando a dispetto degli insulti arrivati dagli “ex” alleati indipendentisti che il suo partito «marcerà per uno Stato catalano libero».
FRONTIERE
Ma non basta certo l’irredentismo della Orriols a spiegare la crescita vertiginosa di Aliança Catalana, anche perché molti voti sarebbero pronti ad arrivare da partiti che non sono per nulla secessionisti, come appunto i socialisti. La sua forza deriva da posizioni che sono identiche a quelle di altri movimenti di destra nel resto d’Europa, come Afd in Germania o Rassemblement National in Francia, che non a caso sono anche loro in grande crescita. Quelli di Aliança insomma sono favorevoli alla chiusura delle frontiere ai nuovi immigrati, prevedono piani di remigrazione e l’espulsione immediata per tutti quelli che delinquono.
Tolleranza zero dunque anche e soprattutto nei confronti degli integralisti islamici, nonché ferme critiche agli altri partiti indipendentisti e tradizionali accusati di essere quantomeno "ingenui" per aver favorito politiche di accoglienza che saturano i servizi pubblici.
Queste posizioni spiegano da sole il successo del partito in una regione letteralmente invasa dagli immigrati con alcuni quartieri di Barcellona e cittadine intere (Badalona) dove si fa fatica a vedere uno spagnolo, o per meglio dire un catalano.