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Quei video fake sulla polizia per alimentare i disordini

Secondo un rapporto di Arcadia, il caos in Francia è stato incitato non dai bot ma dalla diffusione di filmati con false violenze degli agenti sui manifestanti
di Mauro Zanon giovedì 22 ottobre 2026

3' di lettura

Durante le proteste in Francia del 17 ottobre 2026, il pericolo maggiore sui social non proveniva dai bot, ma dalla diffusione di filmati e notizie false sulle presunte violenze e provocazioni della polizia, capaci di alimentare la rabbia e spingere le persone a scendere in piazza. Secondo il monitoraggio di Cyabra e Arcadia su X, TikTok, Facebook e Instagram, i contenuti su scontri, saccheggi e violenze hanno totalizzato 290 milioni di visualizzazioni per 4.497 post.

Tra i casi più significativi, una notizia falsa diffusa da un account fake secondo cui la polizia avrebbe riacceso un incendio per provocare i manifestanti, che ha raggiunto 1,29 milioni di visualizzazioni. Un falso ordine di «sparare per uccidere» all’Eliseo ne ha raccolte quasi 483mila. Nel giorno della mobilitazione sono stati pubblicati 8.977 post e commenti, circa dieci volte il volume abituale e su X il 30,2% dei profili legati all’hashtag #Manifestationdu17 risultava falso. Il rapporto evidenzia che la manipolazione si è inserita nelle conversazioni autentiche dei manifestanti sfruttando gli stessi hashtag usati per organizzarsi. Ieri, intanto, un articolo del Financial Times, che cita funzionari europei, ha rivelato che Bruxelles sta esaminando possibili «interferenze online» e «campagne di disinformazione» da Paesi extra-Ue che potrebbero aver contribuito ad aizzare e radicalizzare la rivolta in Francia e in Italia. E tra i Paesi extra-Ue citati, in prima linea, figura la Russia di Vladimir Putin. Secondo David Colon, ricercatore a Sciences Po specializzato in disinformazione, gli «influencer filo-Cremlino» legati al gruppo di propaganda russo Storm-1516 hanno «amplificato gli eventi e diffuso una serie di narrazioni false». Colon ha menzionato anche la rete di influenza russa Matriochka nell’operazione di destabilizzazione via web. I governi europei hanno chiesto alle rispettive agenzie di intelligence di verificare se agenti russi abbiano svolto un ruolo attivo nell’alimentare direttamente le violenze di piazza. Secondo quanto riportato ieri dal Corriere, dalle prime analisi degli eventi realizzate dai servizi italiani, e che sono a conoscenza tanto del governo quanto di rappresentanti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, stanno emergendo «tracce di enfatizzazione sulla mobilitazione dei manifestanti»: attraverso il rilancio sui social, c’è stato un appello a richiamare in piazza il più alto numero di persone possibili e fomentare così la protesta. L’indizio che alimenta i sospetti sulla compartecipazione alle violenze da parte di entità esterne è che «le fonti degli appelli sono ben scudate», come rivelato al Corriere da un rappresentante del governo.

E nell’attesa che gli esperti riescano a superare i blocchi per risalire al mandante dei messaggi, prende corpo l’ipotesi di un atto di «guerra ibrida», come dichiarato martedì dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto durante il Defence Procurement Forum di Roma, convegno dedicato agli investimenti militari. Crosetto ha definito gli scontri di Milano «il punto di arrivo» di una guerra ibrida condotta contro l’Occidente attraverso «strumenti non convenzionali» come TikTok. Uno studio pubblicato ieri dall’Ong Alliance4Europe rafforza l’ipotesi di entità esterne che hanno soffiato sul fuoco della guerriglia urbana, soprattutto a Parigi, spiegando come alcune reti filorusse abbiano manipolato le informazioni per alimentare il malcontento e la rabbia dei francesi e favorire gli interessi del regime di Putin già sei settimane prima delle manifestazioni violente di ottobre. Il caso più eclatante è stato l’ondata di bot della rete di disinformazione filorussa Doppelgänger su X. La rete ha infatti pubblicato 639 messaggi coordinati in francese, inglese, polacco e tedesco nelle sei settimane che hanno preceduto il 17 ottobre (dal 2 settembre al 14 ottobre, in 22 ondate sincronizzate), con l’obiettivo di distorcere in chiave anti-ucraina le rivendicazioni dei francesi relative al costo della vita. «Ogni euro versato a Kyiv è un euro sottratto alla nostra prosperità», è stata la frase ricorrente nei messaggi dei bot. Sabato prossimo è prevista una nuova mobilitazione nazionale in Francia, con rischi di derive simili a quelli del 17 ottobre. TikTok e Telegram, i social che hanno svolo un ruolo di detonatore nelle precedenti manifestazioni, saranno sorvegliati speciali dei servizi francesi.

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