CATEGORIE

La sinistra esulta a caso per Lula (Borsa a picco) e la Serbia (che si tiene la politica nazionalista)

I soliti dem vanno in estasi per le elezioni degli altri: "È iniziata la rimonta progressista", ma a Brasilia la maggioranza al congresso è di destra. A Belgrado ha trionfato un movimento trasversale e moderato
di Tommaso Montesano martedì 27 ottobre 2026

3' di lettura

Sono tutti uguali, i progressisti: esultano sempre per le vittorie degli altri. Anzi, le fanno proprie. Emblematico il caso di Anna Ascani, vicepresidente della Camera del Pd, che celebra la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile citando lo spagnolo Pedro Sánchez, un altro che vede nel bis del presidente uscente il segno della «remontada global del progresismo» (quella, peraltro, che sogna anche lui contro l’asse Pp-Vox). Già, perché stavolta i dem nostrani hanno due risultati di cui appropriarsi: oltre a quello di Lula c’è anche l’esito delle elezioni in Serbia. «Vitto rie inaspettate e importantissime. Vittorie contro i populisti e i nazionalisti», dice infatti Ascani. Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ora parlamentare dem, non sta nella pelle: «In Brasile come in Serbia, vincono la democrazia e la partecipazione. Le destre si possono battere, uniti».

Naturalmente, se avesse vinto Flávio Bolsonaro c’è da scommettere che Boldrini avrebbe gridato alla democrazia in pericolo e, magari, alle ingerenze del potente vicino Donald Trump, come era certamente pronta a fare la sua segretaria, Elly Schlein, che non a caso vede nella vittoria del vecchio presidente uscente un no al «potere oligarchico delle destre nazionaliste» e alle «ingerenze di Trump e dei suoi alleati».
Quelli di Avs, poi, sono con la bava alla bocca. Passano poche ore dalla chiusura dello spoglio e Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono già con il dito puntato su Palazzo Chigi: «Tutti si sono congratulati con Lula per la sua vittoria democratica. Giorgia Meloni no. Perché? È forse ostaggio di Trump, di Milei, della famiglia Bolsonaro e, quindi, anche di Salvini? È un fatto di gravità inaudita». Congratulazioni, invece, che arrivano regolarmente nel pomeriggio, con la nota con la quale la premier rende omaggio alla «straordinaria prova di partecipazione elettorale» in Brasile.

A sinistra, abituati a leggere gli eventi internazionali in chiave italiana, non perdono tempo ad analizzare la politica interna brasiliana. Figurarsi i numeri con i quali la Borsa valori di San Paolo, Bovespa, ha accolto la conferma di Lula: un crollo del 17%, che ha reso necessario attivare il meccanismo di interruzione automatica delle contrattazioni per la prima volta dal marzo 2020, al tempo dell’emergenza Covid. Come dire: forse la realtà brasiliana è più complessa dei tweet degli esponenti del Campo largo. A dimostrarlo, il fatto che il Partido liberal di Bolsonaro abbia ottenuto la maggioranza in entrambi i rami del parlamento, così come tra i governatori. E che dire della Serbia? La sconfitta dell’ex presidente Alexandar Vucic per la deputata dem Debora Serracchiani è la dimostrazione «di quanto la partecipazione possa cambiare il destino di un Paese».

«Oggi il mondo si sveglia più libero e giusto», esulta il responsabile esteri di Schlein, Peppe Provenzano.
Peccato che Studentska Lista, la sigla che ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, sia un movimento eterogeneo al cui interno trovano spazio forze liberali, verdi e nazionaliste che hanno vinto in nome di un’agenda che, come sottolineato dagli analisti, si è concentrata prevalentemente su questioni politiche interne da cui è impossibile trarre lezioni in chiave di contrapposizione politica classica tra progressisti e blocco conservatore. Il filo conduttore è stata la lotta alla corruzione e non la geopolitica.

In politica estera, nulla lascia presagire un cambio di rotta rispetto alle tradizioni serbe. La Lista degli studenti è contraria all’indipendenza del Kosovo, che considera «parte integrante della Serbia» come gli odiati - in Occidente - nazionalisti; è favorevole al mantenimento della storica partnership con la Russia; è contraria all’introduzione di misure restrittive, di sanzioni, nei confronti di Mosca e continuerà a guardare alla Cina come partner commerciale in Asia per i settori più strategici. Eppure per il Pd la Lista ha vinto «sconfiggendo anche le ingerenze russe».

tag
brasile
lula
elezioni

Elezioni decisive Israele, tam tam a urne aperte: "31%", cosa filtra su Netanyahu e Eisenkot

Elezioni Israele: aperti seggi per il rinnovo della Knesset

Sconfitto e bloccato Brasile, Lula ordina il ritiro del passaporto a Flavio Bolsonaro

Ti potrebbero interessare

Israele, tam tam a urne aperte: "31%", cosa filtra su Netanyahu e Eisenkot

Israele: aperti seggi per il rinnovo della Knesset

Redazione

Brasile, Lula ordina il ritiro del passaporto a Flavio Bolsonaro

Lula vince, la Borsa sprofonda. Brasile, è subito caos: cosa sta succedendo

Israele, tam tam a urne aperte: "31%", cosa filtra su Netanyahu e Eisenkot

"Le elezioni di oggi rappresentano un passaggio cruciale per il futuro di Israele e del Medio Oriente. L’Osse...

Brasile, Lula ordina il ritiro del passaporto a Flavio Bolsonaro

Ha riconosciuto la vittoria di Lula, dopo alcune ore di polemiche e incertezze. E in tutta risposta a Flavio Bolsonaro v...

Se torna in Marocco l'agitatore musulmano finisce in carcere

Se mai dovesse tornare in Marocco, Youssef Siher rischierebbe dai dieci ai vent’anni di galera. Per l’Italia...
Andrea Morigi

Lula vince, la Borsa sprofonda. Brasile, è subito caos: cosa sta succedendo

La Borsa di San Paolo, dopo una sospensione delle contrattazioni di 30 minuti, ha aperto registrando un calo di quasi il...