Chi perde le elezioni non ha sempre torto. Ancora il 15 ottobre lo sconfitto candidato sindaco di Berlino, il moderato Stefan Evers, aveva messo una volta di più in guardia socialdemocratici e Verdi dall’aprire un negoziato con la Linke, il partito socialcomunista uscito vittorioso dalle elezioni del 20 settembre. «La Linke può evidentemente permettersi tutto», aveva affermato Evers a rbb24, contestando le apparizioni pubbliche di esponenti di quella formazione insieme a persone «vicine al terrorismo». È vero che il pubblico tedesco era rimasto molto colpito dalla presenza alla festa della Linke, organizzata la sera del 20 settembre a Neukölln (quartiere ad altissima presenza araba e islamica della capitale) di personaggi quali Issa Remmo e Ibrahim Ibrahim.
FIGURA DI SPICCO
Il primo, figura di spicco della famiglia Remmo (una gang criminale di origine turca e libanese), sarebbe stato visto anche alla festa regionale della Linke. L’attivista palestinese Ibrahim Ibrahim era stato invece fotografato accanto al deputato della Linke al Bundestag, Ferat Koçak. Una foto innocente se non fosse che Koçak era all’epoca membro della commissione Interni del Parlamento mentre Ibrahim è un sostenitore dell’Fplp, una sigla palestinese considerata terroristica da Ue, Usa e Canada. Koçak si è poi dimesso dalla commissione Interni ma la Linke non ha mai preso alcun provvedimento contro di lui.
Mentre lo sconfitto Evers è rimasto congelato nel suo ruolo di Cassandra, i negoziati, ancorché preliminari, fra Linke, Verdi e la Spd sono andati avanti riservandosi di decidere se procedere entro il 31 ottobre.
Poi, a sorpresa, il 28 ottobre, la notizia: le brutte frequentazioni dei compagni di partito facevano paura alla stessa Elif Eralp, la leader socialcomunista di Berlino, vicina a diventare la prima borgomastra di origine straniera (è figlia di due sindacalisti turchi fuggiti dal colpo di Stato militare in Turchia del 1980). È quanto emerge da alcune note relative a un’intervista rese pubbliche dalla rivista Spiegel. In esse, Eralp scriveva: «Io e mio marito avevamo paura di quelle persone». La dichiarazione si riferirebbe a Ibrahim, accusato di avere legami anche con Hamas. Nelle annotazioni interne al documento, Eralp avrebbe chiesto di eliminare le domande e le risposte che lo riguardavano, spiegando: «Non posso mettere in pericolo me e la mia famiglia per lo Spiegel. Possiamo annullare l’intera intervista?». Eralp ha ricordato che in passato la polizia le aveva consigliato di «non fare mai nomi specifici». «Allora si trattava di criminalità organizzata. Ora si tratta di persone con contatti con Hamas», ha scritto.
I DUBBI
Il suo portavoce ha dichiarato a Der Spiegel che ormai da mesi Eralp riceve ogni giorno insulti, minacce e attacchi. Tant’è che lo stesso settimanale progressista ha poi sollevato dubbi sulla possibilità che Eralp guidi davvero la città. Giovedì, durante la seduta costitutiva dell’Assemblea di Berlino, Eralp si è mostrata più combattiva: “Non mi lascerò intimidire da nessuno”. A Parigi la France Insoumise, ormai un partito apertamente islamico-gauchista, ha fatto dell’antisionismo militante una delle proprie ragioni d’essere. In Italia la sinistra radicale non fa eccezione applaudendo tanto e criticando poco gli altri compagni antisionisti. La Linke ha vinto le elezioni a Berlino anche grazie a raduni con un rapper che cantava “Morte alle Idf ” (le Forze di difesa d’Israele) e in più occasioni la base ha sostenuti Eralp al grido di “Yalla, yalla intifada!”.
Tutto bellissimo per Nicola Fratoianni e la galassia di Alleanza Verdi e Sinistra secondo cui la vittoria della Linke è stata «un risultato straordinario capace di ricacciare indietro tutte le destre». Maurizio Acerbo e Anna Camposampiero (Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea) erano stati tra i primi a festeggiare il risultato: «Berlino rossa è una vittoria storica della sinistra radicale in Europa».
Yalla!