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Tutti i casi umani delle Midterm che puntano a Washington

Dal Texas al Michigan, dalle inchieste sui matrimoni sospetti alle gaffe sui social: ecco i Dem che imbarazzano i vertici del partito. Che fa spallucce
di Costanza Cavalli sabato 31 ottobre 2026

Il presidente degli Stati Uniti depone dei fiori in ricordo delle vittime di Pearl Harbor

3' di lettura

Le liste con cui i democratici americani si presentano martedì alle elezioni di metà mandato sembrano compilate dalla redazione di un programma del pomeriggio a caccia di casi umani: il deputato graziato dal nemico, il cantante tradito dal traduttore, il seminarista che ha imparato a contare, la deputata che non sa bene chi ha sposato. Il partito chiede da dieci anni agli americani di votare contro Donald Trump in nome della legalità, e poi martedì in Texas chiede loro di rieleggere Henry Cuellar, il deputato reduce da un’incriminazione per corruzione da 600.000 dollari e salvato dal perdono presidenziale. Cuellar, per sdebitarsi, si è ricandidato con... i democratici.

Trump l’ha presa male e i dem hanno fatto spallucce: in lista hanno ben peggio. In Texas c’è anche Bobby Pulido, cantante premiato e candidato alla Camera, costretto a giustificare le vecchie battute misogine che pubblicava in rete. Tradotte dallo spagnolo, ha spiegato, perdono l’umorismo (ammesso che nella lingua madre ce l’avessero). E che dire di James Talarico, il seminarista presbiteriano che contende il Senato al repubblicano Ken Paxton?

Nel 2021 si batteva contro le leggi che escludono gli atleti transgender dalle squadre femminili spiegando che i sessi sono sei. Anni di ripetizioni di matematica ed ecco che a settembre, su Fox News, ne ha contati solo due. In collegamento da Minneapolis, la deputata Ilhan Omar, volto della sinistra radicale, cerca il quinto mandato tre settimane dopo che agenti federali le hanno perquisito casa per un’indagine sui sospetti che nel 2009 abbia sposato il fratello per procurargli la carta verde. Barack Obama l’ha liquidata come la ricerca di una «pistola fumante inesistente», ma il New York Times ha rivelato che proprio l’Fbi di Obama, nel 2016, aveva trovato alcune prove della frode e che il caso si era arenato per la prescrizione. Omar nega e alla domanda se l’ex marito fosse suo fratello ha risposto con un sempreverde «non che io sappia». In Maine, dopo il forfait del candidato iniziale Graham Platner, travolto da accuse di violenza sessuale, i democratici hanno ripiegato su Troy Jackson, «boscaiolo di quinta generazione» che dal legname non cava un dollaro.

Due giorni dopo aver assicurato che nessun miliardario finanziava la sua campagna, Jackson ne ha dichiarati almeno quattro fra i donatori, e alla senatrice repubblicana Susan Collins che glielo rinfacciava in un dibattito ha risposto «è esatto», fra le risate della sala. La puntata migliore resta quella del Michigan, dove Abdul El-Sayed, primo potenziale senatore musulmano, ha confessato ai sostenitori ebrei di avere «difficoltà» a dire se Israele abbia il diritto di esistere come Stato ebraico. Convinzione certificata da uno spot, che lui si è guardato dal condannare, in cui un comitato che lo sostiene mette in scena una coppia al supermercato che non può più permettersi le banane a causa degli aiuti militari a Israele. Nancy Pelosi ha definito le sue posizioni «sbagliate» e non rappresentative «dei democratici al Congresso» (al di fuori sì?), salvo poi premurarsi di dire agli elettori di votarlo comunque, come la conduttrice che compatisce il caso umano e poi invita il pubblico a premiarlo al televoto. E martedì il televoto assegna la maggioranza del Senato.

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