Alice Huang è una donna molto attraente, quarantenne e di nazionalità cinese, dirigente della società di data center di Singapore Megaspeed. Una donna in carriera dal presente fulgido. Un profilo strategicamente perfetto che non poteva lasciare indifferente Pechino. Né tantomeno la Cia, specie quando si è messa a frequentare il ceo di Nvidia Jensen Huang, con il quale condivide, oltre al cognome (ma non sono parenti), frequentazioni altolocate.
Lui americano ma di origine taiwanese, lei cinese, ex reporter per CCTV, emittente sotto la supervisione del Dipartimento Propaganda del Partito Comunista Cinese. Un curriculum che sembra scritto apposta per stare al centro della partita più delicata del momento: il controllo dei chip che fanno funzionare l’intelligenza artificiale.
Secondo quanto rivelato prima dal New York Times e poi dal Financial Times, l’intelligence americana ritiene proprio che Alice fosse stata reclutata dal Ministero della Sicurezza di Stato cinese, l’equivalente della Cia, per avvicinare Jensen e raccogliere informazioni su Nvidia, sui suoi chip più avanzati e sui piani americani per l’IA. L’obiettivo non era solo ascoltare: era anche, se possibile, influenzare. Spingere cioè il capo di Nvidia a fare lobbying a Washington per allentare l’export verso la Cina. Ed è qui che la storia diventa politica.
Megaspeed, la società di cui Huang era dirigente, era un cliente importante di Nvidia, con acquisti per miliardi. Costruiva data center nel Sud-Est asiatico e ne affittava la capacità di calcolo ad Alibaba e ad altre aziende cinesi: un modo, secondo gli investigatori americani, per aggirare il divieto di vendere i chip più avanzati direttamente alla Cina. Il Ft ha collegato Megaspeed anche a uno schema di contrabbando di chip, mentre Nvidia ha detto di non aver trovato prove di irregolarità. Donald Trump e pochi alti funzionari sarebbero stati informati prima del viaggio a Pechino, ma non sono stati presi provvedimenti. Huang, a quanto risulta, non era stato avvertito di essere un bersaglio. Nvidia ha definito «non insoliti» i contatti tra il suo amministratore delegato e una dirigente di un cliente, mentre Pechino ha respinto le accuse definendole «infondate».
Intanto il Congresso ha chiesto un incontro a porte chiuse con Huang per il 18 novembre. E sullo sfondo resta un altro episodio: in California è sparito un camion con sei pallet di hardware Nvidia da 11,4 milioni di dollari. Partito da Oakland il 29 agosto e diretto a Fort Worth, in Texas, con un mezzo camuffato da trasporto alimentare, è stato perso di vista nella contea di San Bernardino. A novembre non risultavano arresti né recuperi. Nessuna prova collega i due casi. Ma messi insieme raccontano la stessa ossessione: chi controlla i chip di Nvidia controlla la partita dell’IA.