L’opposizione ha scoperto la Groenlandia. Giuseppe Conte ieri ha indossato la tuta artica e tuonato contro Meloni e «l’Italia vassalla» di Donald Trump. Guido Crosetto ha riassunto così la mossa dell’invio di truppe europee tra i ghiacci: «15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l'inizio di una barzelletta».
Lo è, ma è anche una tragedia, perché rivela il problema del prima (che innesca il dopo, i dazi americani), cioè la risposta data alla Casa Bianca da Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda e Finlandia che hanno deciso di inviare un manipolo di soldati in Groenlandia. Suona come una stupida provocazione (prima), al pari dei dazi di Trump (dopo). Questa è la barzelletta evocata da Crosetto, una mossa infantile che fa detonare una crisi con gli Stati Uniti. L’Europa continua fare la Bella Addormentata (nel bosco e tra i ghiacci), finge di ignorare il problema strategico della Casa Bianca: la difesa dalle incursioni di Russia e Cina della linea del Passaggio a Nord-ovest, la rotta che collega l’oceano Atlantico e l’oceano Pacifico, lo sterminato confine a Nord della Fortezza Americana.
L’isola è al centro del territorio del Patto Atlantico (e a metà della linea aerea più breve tra Mosca e Washington DC), le navi e i sottomarini russi che partono dalle basi artiche attraversano la Groenlandia, l'Islanda, il Regno Unito e la Norvegia, in pieno territorio della Nato. Controllare questo spazio significa contrastare i piani di Mosca e Pechino. È da più di un secolo che gli Stati Uniti cercano di acquistare l’isola, non c’è niente di nuovo, è la storia che ritorna. E se non ci occupiamo della storia, alla fine sarà la storia a occuparsi di noi.