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L'Europa segua il Cav e riscopra l'America

Quel discorso di Silvio Berlusconi a Washington nel 2006: un confronto impietoso con la sinistra e l'Ue attuali
di Antonio Socci venerdì 23 gennaio 2026

4' di lettura

Sono mesi che Elly Schlein ripete: «Giorgia Meloni deve decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano». A sinistra ritengono che il nostro Paese debba essere o vassallo degli Usa o vassallo della Ue. Dovrebbe scegliere fra i due. A loro pare incomprensibile che un Capo di governo italiano si schieri semplicemente con l’Italia. E che, di conseguenza, cerchi di tenere unito l’Occidente (Europa e Stati Uniti) perché è nel nostro interesse nazionale.

Dev’esserci una ragione profonda per cui i compagni non lo capiscono e ritengono che l’Italia possa essere solo suddita di altri. Probabilmente è perché la storia del Pci e delle sue successive trasformazioni è una storia di subalternità: non ha avuto l’interesse nazionale come stella polare.

Il Pci è stato fin dall’inizio subordinato all’Unione Sovietica. Come scriveva Giovannino Guareschi: «Obbedienza cieca, pronta, assoluta». Una battuta attribuita a Ennio Flaiano spiegava cos’era il centralismo democratico del Pci: «A Roma si discute e poi si fa esattamente quello che ha deciso Mosca». Anche quando a parole, alla fine degli anni Settanta, sembrarono differenziarsi un po’, nei fatti restavano fedeli, come dimostra tutta la polemica e la mobilitazione del Pci contro gli euro missili.

Perfino Giovanni Galloni, pur essendo della sinistra dc, sul Popolo che dirigeva, commentò il discorso di Berlinguer alla Camera sugli euromissili, il 16 novembre 1983, giudicando la proposta del segretario del Pci come «un gesto unilaterale» che minaccerebbe di «indebolire la solidarietà occidentale» e parlò di «un’oggettiva rispondenza della posizione del Pci all’interesse di potenza militare dell’Urss».
Quando poi l’impero comunista nell’Est europeo crollò, oltre a cambiare il nome, i nostri comunisti, sotto altra sigla, cercarono di accreditarsi e legittimarsi mostrandosi affidabili all’occidente (basti ricordare la guerra alla Serbia del 1999) e divennero per un po’ atlantisti.

Ma soprattutto il Pd scelse la subordinazione alla Ue. Ieri Mosca, poi Bruxelles. E quando alla Casa Bianca è arrivato Trump, il Pd si è schiacciato sulla Ue proponendola come l’antagonista degli Stati Uniti. Così ha riesumato pure l’antico antiamericanismo.

Voler contrapporre la Ue agli Stati Uniti significa demolire l’idea stessa di Occidente ed è questo il vero motivo di scontro fra sinistra e governo di centrodestra, perché tutta la strategia della Meloni, in questi tre anni, ha puntato a tessere o ricucire o rinsaldare l’alleanza fra europei e americani. L’Europa di fatto dipende dagli Usa, con cui condivide i principi culturali, politici, strategici e perfino spirituali.
Questa fu la scelta strategica dell’Italia dal 1945. Ed è stata la bussola di Silvio Berlusconi, a dimostrazione della coerenza e della continuità ideale e politica del centrodestra.

A certe aree berlusconiane che oggi si fanno incantare dalle sirene di Calenda e Renzi (o magari Draghi) e si avvicinano a quell’europeismo che si contrappone agli Stati Uniti di Trump, conviene rileggere lo storico discorso tenuto, nel 2006, dal Cavaliere al Congresso americano dove, appunto, ammonì che «l’Unione Europea non indebolisse i suoi legami con gli Stati Uniti d’America». Berlusconi, in quell’autorevole sede, disse: «Non possiamo ignorare il pericolo che l’identità dell’Europa unita si definisca in contrapposizione all’America. La necessaria integrazione politica ed istituzionale dell’Europa non deve significare una “Fortezza Europa”, chiusa al mondo nell’illusione di conservare così il proprio benessere e la propria libertà. Una concezione dell’unità europea improntata ad una velleitaria autosufficienza sarebbe moralmente sospetta e politicamente pericolosa. Una divaricazione o peggio una contrapposizione tra gli Stati Uniti e l’Europa non avrebbe alcuna giustificazione e comprometterebbe la sicurezza e la prosperità del mondo intero». Poi aggiunse: «L’Occidente è e deve restare uno solo: non ci possono essere due Occidenti.

L’Europa ha bisogno dell’America e l’America ha bisogno dell’Europa. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. E' quindi assolutamente necessario, anzi è fondamentale sostenere e rinvigorire l’Alleanza Atlantica, l’alleanza che per più di mezzo secolo ci ha garantito la pace nella libertà». E' interessante anche un’altra considerazione di Berlusconi: «Perla generazione di italiani alla quale appartengo» disse «gli Stati Uniti rappresentano il faro della libertà e del progresso civile ed economico. Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver salvato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo a costo del sacrificio di tante giovani vite americane. Sarò sempre grato agli Stati Uniti perché nei lunghi decenni della guerra fredda hanno difeso l’Europa dalla minaccia dell’Unione Sovietica. Impegnando ingenti quantità di uomini e di mezzi finanziari in questa battaglia vittoriosa contro il comunismo gli Stati Uniti permisero a noi europei di destinare risorse preziose alla ripresa e allo sviluppo della nostra economia. Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver aiutato il mio Paese a vincere la povertà ed a conseguire crescita e prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall. Ed oggi sono ancora grato agli Stati Uniti che continuano a pagare un alto prezzo in termini di vite umane nella lotta contro il terrorismo».

Concluse: «Quando guardo la vostra bandiera non vedo soltanto la bandiera di una grande democrazia e di un grande Paese, ma vedo soprattutto un simbolo, un messaggio universale di democrazia e libertà». L’Europa deve ritrovare l’America come parte di un unico Occidente. Non combatterla per buttarsi nelle braccia della Cina.

www.antoniosocci.com

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