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La Bulgaria "nelle mani di Putin": il voto che può far precipitare l'Unione europea nel caos

domenica 19 aprile 2026

3' di lettura

Si vota in Bulgaria per l’ottava volta in cinque anni, e secondo i sondaggi la stanchezza dell’elettorato favorirebbe il boom di Bulgaria Progressista, alleanza di tre partiti che si presenta per la prima volta, e il cui leader è Rumen Radev: un ex generale dell’aeronautica che si è dimesso da presidente della repubblica a gennaio.

Lo ha fatto appunto per poter presentare questa alternativa, dopo le dimissioni a dicembre del governo di minoranza uscito dalle elezioni dell’ottobre 2024, e che con primo ministro Rosen Zhelyazkov era composto da quattro sigle: la coalizione tra i Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb) dello stesso Zhelyazkov, e l’Unione delle Forze Democratiche (Sds), membri del Ppe; il Partito Socialista Bulgaro – Sinistra Unita, ex-comunisti ora però con i socialisti europei; e “C’è un Popolo come Questo”, partito populista nel gruppo conservatore di Fratelli d’Italia, fondato dal cantante e conduttore televisivo Slavi Trifonov e con il nome che è il titolo di un suo album. In più, c’era l’appoggio dell’Alleanza per i Diritti e le Libertà, nato da una scissione del partito della minoranza turca, che al Parlamento Europeo sta con i liberali. Insomma, una incredibile ammucchiata, che infatti non ha retto, mentre il Paese era scosso da proteste contro la legge di bilancio e contro la corruzione. Il bello è che nonostante questo caos la Bulgaria è riuscita comunque a entrare nell’area Schengen e ad adottare l’euro.

Evidente proiezione di questa protesta, Bulgaria Progressista otterrebbe tra il 29 e il 38% dei voti, facendo perdere tutti gli altri. Il Gerb-Sds cadrebbe dal 26,4% a sotto il 20. I liberali di Noi Continuiamo il Cambio-Bulgaria Democratica dal 14,2 all’11. L’estrema destra filo-russa di Rinascita dal 13,4 al 5-7. Il Movimento per i Diritti e la Libertà, liberale e rappresentante la minoranza turca, dall’11,5 al 10. I socialisti dal 7,6 al 4. Il partito del cantante dal 6,8 al 2,1. L’Alleanza per i Diritti e le Libertà dal 6,8 all’1,6. Il partito anti-corruzione Moralità, Unità, Onore dal 4,6 al 3,7. Il partito nazionalista Grandezza dal 3,87 all’1,7.
Insomma, almeno due degli otto partiti oggi in Parlamento non ci tornerebbero, e altri due rischiano. In particolare Noi Continuiamo il Cambio-Bulgaria Democratica, dopo avere cavalcato le proteste contro partiti con cui aveva in passato governato, è stato da Radev preso in contropiede.

Lo stesso Radev, però, non appare in grado di conquistare una maggioranza assoluta e dovrà dunque a sua volta cercarsi alleati. E facendo anche in fretta, perché la Bulgaria rischia di perdere l’accesso ai fondi di recupero dell’Ue, per vari miliardi. Qualcuno vede in Radev un possibile nuovo Orbán, in particolare perché favorevole a un approccio più soft con la Russia, e contrario alle forniture di armi all’Ucraina. Ebbe anche uno scontro pubblico con Zelensky durante una visita a Sofia, nel 2023. E ha criticato sia la gestione attuale dell’Ue, sia l’adesione all’euro. I tre partiti della sua coalizione si chiamano però Movimento Politico Socialdemocratici, Partito Socialdemocratico e Movimento “Il nostro popolo”, con un vago richiamo a sinistra. E, appunto, bisognerà vedere che alleanze riuscirà a fare.

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