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Il cappio di Bruxelles rischia di soffocarci

di Mario Sechi giovedì 23 aprile 2026

2' di lettura

Due guerre in corso, un doppio shock energetico in soli 4 anni (prima la rottura del tubo del gas con la Russia, ora la chiusura dello stretto di Hormuz), la crescita che rallenta, l’impatto dell’intelligenza artificiale su imprese e lavoro che sta emergendo, una nuova dimensione della tecnologia e della difesa che sta cambiando il mondo.

L’Europa che fa? Scrive un altro spartito, suona un’altra musica, quella di un mondo che non c’è più. Sforniamo norme chilometriche che distruggono la creatività e soffocano l’impresa in culla. Adoriamo il totem dell’ecologismo impossibile che ha cancellato con un colpo di penna il nucleare, quello che ha evitato il crac della Francia e aiutato la Spagna a stare a galla. L’Unione Europea è fuori dal tempo e il governo italiano è una delle vittime di questo sistema che non riesce a riformarsi. Lo ha spiegato bene ieri il Ministro dell’Economia Giorgetti quando ha preso atto dello zerovirgolauno al quale siamo appesi, la “procedura di infrazione” come cappio agitato dalla sinistra, bel passo avanti per chi si propone come alternativa di governo. Il patto di stabilità va sospeso.

Siamo di fronte a un pensiero distopico, l’idea di un’economia a tavolino che non esiste neppure nei manuali dove si formano gli economisti che non hanno mai visto un’azienda, non hanno mai stretto la mano a un operaio. Una disgrazia per l’Europa che presenta un piano anticrisi pieno di voucher e di pannelli solari. Con tutto il rispetto, non possiamo tornare all’austerità, la decrescita è il modo più veloce per entrare nella fase della carestia. Il collo di bottiglia: regole di bilancio rigide e automatismi sanzionatori che impediscono risposte anticicliche. Il risultato: incapacità di riformarsi mentre il contesto richiede velocità, investimento e capacità industriale. Attenzione a rifugiarsi nella ricerca del capro espiatorio, dire che è colpa di Trump è un autoinganno, gli Stati Uniti manterranno il proprio interesse al primo posto, con una continuità strategica che va oltre i cicli elettorali e i presidenti. Dopo Trump, ci sarà sempre un’America First.

La Russia sta cercando di capitalizzare questo cortocircuito europeo, non a caso ha puntato sull’Italia attaccando Giorgia Meloni, continuerà a farlo anche su altri bersagli del Vecchio Continente, al Cremlino pensano così di rovesciare l’esito di una guerra che non stanno vincendo. Putin gioca la partita con la strategia di un ex impero, questo è il lato temibile di Mosca, il sistema di pensiero. Battersi con gli strumenti della geopolitica significa guardare tutti i pezzi sulla scacchiera, non una parte, immaginare le proprie mosse e quelle dell’avversario. Se non conosci le regole del gioco, subisci lo scacco matto alla prima mossa.

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