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Vittorio Feltri, lo sfogo del direttore contro la Tav: "Discutete da 10 anni: ormai non ce ne frega niente"

di Gino Coala domenica 17 marzo 2019

3' di lettura

Scusate lo sfogo. È dal 2009 mi pare che si discute ferocemente se sia o no il caso di promuovere il Tav. Dieci anni di liti a ogni livello, anche di strada, per un buco nella montagna che a qualcuno piace e ad altri fa orrore. Non ho ancora capito chi tecnicamente abbia ragione e chi torto, probabilmente hanno torto i grillini giacché sono manifestamente più ignoranti dei loro oppositori. A me personalmente, e non solo a me, bensì alla maggioranza degli italiani, del treno ad alta velocità che attraversa mezza Europa non interessa nulla. Non incide nella mia vita come non incide in quella di cittadini di Ravenna, di Como o di Teramo, figuriamoci di Campobasso. Leggi anche: Giarrusso illustra il grafico sulla Tav, Esposito lo massacra: "Dici un sacco di balle" Da tempo frequento l' Università Falconi, una trattoria del mio paese, Ponteranica, e ho appurato che a nessuno dei numerosi avventori prema recarsi a Lione. Non mi sono mai imbattuto in qualcuno che si stracci le vesti per tale ferrovia. Diciamo pure che i connazionali, esclusi forse i piemontesi, se ne sbattono allegramente. La Lega, che sponsorizza l' esecuzione della grande opera con buone ragioni, se riuscirà a realizzarla non guadagnerà un voto; se il Movimento 5 Stelle sarà in grado di stopparla ne perderà qualcuno poiché i suoi uomini si distinguono quotidianamente per insipienza, per cui anche in questo caso saranno giudicati fessi dal popolo, che è infallibile nella identificazione degli stolti. Mi sorprende che i giornali della patria, incluso il nostro, tutti i dì diano tanto spazio al Tav riferendo ogni dettaglio pur noioso della bega, una delle più idiote della storia. Essi sono giunti a scrivere che sul treno dei desideri, anzi dei sospiri, rischia di deragliare il governo, cosa che se avvenisse non fregherebbe un tubo al alcuno. Quindi non accadrà. Ieri Paolo Mieli, editorialista di vaglia, ha spiegato sul Corriere della Sera che davanti alla rogna in questione bisognerebbe indire nuove elezioni politiche, sia pure a ridosso di quelle europee, allo scopo di porre fine alla tenzone. L' idea non sarebbe peregrina se si sapesse l' esito dello spoglio. È scontato che Salvini supererebbe il 30 per cento dei suffragi e che a malapena i pentastellati arriverebbero al 20. Saremmo comunque al campo delle solite pertiche. Si proporrebbe una maggioranza a prevalenza leghista ma composta ancora con Di Maio eccetera. Perciò non cambierebbe molto in quanto Matteo guiderebbe la coalizione però i rompicoglioni di Casaleggio continuerebbero a disturbare il manovratore. Qualcuno sostiene che Salvini avrebbe facoltà di creare un esecutivo appoggiandosi alla Meloni e a Berlusconi. È una visione onirica della politica, dato che per governare occorrono i numeri, che oggi nel centrodestra non ci sono. E allora smettiamola di sognare. Almeno fino all' autunno ci toccano i gialloverdi non perché ci piacciano le loro leggi, bensì perché non esiste la possibilità pratica di avere un altro gruppo idoneo a prendere in mano le redini del Paese. In relazione al Tav, si faccia o no, gli umori dei compatrioti non muteranno di un ette. di Vittorio Feltri

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