CATEGORIE

Ma ora Renzi rottami la giustizia

Il partito dei tribunali ha paura che il segretario pd possa mettere mano alle storture del sistema, riuscendo là dove Berlusconi ha fallito. E per questo è pronta a riservargli lo stesso trattamento
di Andrea Tempestini domenica 26 gennaio 2014

4' di lettura

All’epoca di Mani pulite i politici indagati si consolavano dicendosi che chi non aveva un avviso di garanzia non era nessuno:  si sa come è andata a finire. In particolare lo sa Silvio Berlusconi, che appena fondò  Forza Italia di notifiche giudiziarie fece collezione. La magistratura ci ha messo vent’anni, ma alla fine è riuscita a condannarlo e a cacciarlo dal Parlamento, seppellendo ogni suo desiderio di riformare la giustizia. Adesso però, liquidato il Cavaliere, gli occhi dei pm sarebbero rivolti verso il nuovo che avanza, cioè Matteo Renzi. Parola di Claudio Velardi, uno che di queste cose se ne intende. In due interviste, al Quotidiano nazionale e a Libero, l’ex consigliere di Massimo D’Alema ai tempi del primo governo post comunista della storia avvisa il sindaco di Firenze: «Il sistema non si lascerà cambiare senza aver combattuto e come al solito si servirà della magistratura per fare a pezzi il riformatore che più lo minaccia». Secondo l’uomo che affiancò Spezzaferro a Palazzo Chigi, finendo travolto come il suo capo, la magistratura è stata negli ultimi vent’anni il più efficace difensore di un sistema consociativo che ha interessi ramificati. Velardi non parla di complotto contro il neo segretario del Pd né ritiene che le toghe si muovano al comando di qualcuno. Semplicemente sostiene che, essendosi abituati a primeggiare sulla politica, i giudici non cederanno volentieri il potere che hanno conquistato e guarderanno con sospetto ogni leader forte che intenda cambiare qualcosa. Domanda Andrea Cangini, l’intervistatore del Qn: dunque Renzi deve stare attento? Risponde Velardi: «Attentissimo, e infatti a Firenze è in corso da tempo un lavorìo per trovare qualche ossicino nascosto nei suoi armadi». Per l’ex  consigliere di D’Alema i magistrati aspettano solo che il Rottamatore metta mano alla riforma della giustizia e se le proposte non saranno gradite, per impedire che arrivino in porto «useranno ogni mezzo». Semplici ipotesi? Può darsi. Certo, uno che ha masticato pane e politica fin da quando aveva i calzoni corti e, dopo aver  salutato il lìder Maximo, ha sempre bazzicato il potere, è difficile che parli a vanvera. Più probabile invece che abbia annusato qualcosa.  Del resto che Renzi sia guardato come una specie di oggetto misterioso non solo dalla minoranza del suo partito ma anche dalla maggioranza del partito delle toghe non è una novità. Ancora non hanno capito di che pasta è fatto e in particolar modo che piatti intenda  cucinare. I più suppongono che sia un cavallo di Troia, cioè uno che presentandosi come leader di una sinistra riformatrice in realtà faccia parte di quella destra che, invece di riformarla, la sinistra vuole asfaltarla. Ancora gli rimproverano l’incontro con Silvio Berlusconi, cioè quando, appena diventato sindaco, andò ad Arcore e per di più in gran segreto. Quando poi ha deciso di rivedere il Cavaliere, spalancandogli le porte della sede del Pd, apriti o cielo: manco avesse accolto il diavolo in Vaticano. Qualcuno teme che la trattativa sulla legge elettorale sia la punta di un icerberg  e sospettano che il sistema con cui votare sia la parte emersa dell’intesa, mentre quella sommersa nasconderebbe un accordo su altre riforme, a partire da quella giudiziaria.  Perciò, nonostante sul capo gli piovano indagini e processi con ogni genere di accusa, Berlusconi starebbe calmo e, addirittura, inviterebbe i suoi a non attaccare Matteo Renzi.  Del sindaco di Firenze il leader di Forza Italia si fida, dicono in giro, ma non perché gli ha promesso le elezioni che da tempo insegue, bensì perché spera che il Rottamatore faccia ciò che a lui in vent’anni non è riuscito a fare, cioè mettere le manette ai giudici. Mezza sinistra sarebbe anche d’accordo, a cominciare dallo stesso D’Alema, il problema è trovare chi abbia il coraggio di farlo senza rischiare di finire dietro le sbarre. Sarà dunque il neo segretario del Pd  l’uomo giusto? Oppure ancora una volta saranno loro a regalare un paio di braccialetti al politico che minaccia di tagliar loro le unghie?  Sia come sia, se questi sono gli sviluppi che ci attendono, la partita si fa interessante.  Nei giorni scorsi abbiamo espresso più di una riserva nei confronti del sindaco di Firenze, perché ci sembrava più impegnato a far secchi gli avversari che a eliminare gli ostacoli che impediscono all’Italia di cambiare. Ma se il ragazzo rottama davvero la giustizia,  a cominciare dalla guardia armata che le monta intorno e intralcia ogni cambiamento, siamo pronti a ricrederci e perfino a morire renziani. Oddio, morire forse è un po’ troppo: diciamo a rassegnarci al renzismo.   di Maurizio Belpietro @BelpietroTweet

tag
matteo
renzi
toghe
magistrati
magistratura
silvio
berlusconi
editoriale
libero
maurizio
belpietro

L'editoriale Sondaggi, ai progressisti resta soltanto la mozione-Crozza

Il ritorno del direttore Alessandro Sallusti, il messaggio ai lettori di Libero: "Perché ho accettato questa sfida"

L'editoriale Tutti a sgobbare, tranne quattro fanatici: c'è più lavoro ma la sinistra frigna. E un saluto ai lettori

Ti potrebbero interessare

Sondaggi, ai progressisti resta soltanto la mozione-Crozza

Alessandro Sallusti

Alessandro Sallusti, il messaggio ai lettori di Libero: "Perché ho accettato questa sfida"

Tutti a sgobbare, tranne quattro fanatici: c'è più lavoro ma la sinistra frigna. E un saluto ai lettori

Alessandro Sallusti

Come si vive prigioniero da uomo libero

Mario Sechi

Enel, nuovo vestiario tecnico innovativo per migliaia di dipendenti. È pensato appositamente per migliorare il benessere in sicurezza del personale operativo 

Divise più leggere del 30%, tessuti ad alta traspirazione e una nuova ergonomia studiata direttamente sulle esige...

"La memoria fragile": al San Raffaele la presentazione del libro di Paolo M. Rossini sull’Alzheimer e la sfida delle demenze

Un viaggio umano e scientifico nel cuore di una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo. Il volume, pubblicato...

Poste italiane: il tribunale Roma respinge il ricorso di Cgil e Uil su riorganizzazione

Il tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso presentato dai sindacati Slc Cgil e Uilpost per condotta antisin...

MiC, la Tomba François entra nel patrimonio dello Stato italiano

Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta oggi al Ministero della Cultura alla presenza del Ministro Aless...