CATEGORIE

Lo Stato deve riprendersi i marò. Ad ogni costo

Negli anni abbiamo speso energie e soldi per riportare a casa turisti, giornalisti e idealisti. Ora salviamo anche i due militari
di Ignazio Stagno domenica 26 gennaio 2014

4' di lettura

Anni fa un soldato israeliano venne rapito da un commando palestinese. Gli uomini di Hamas scavarono un tunnel che sbucava alle spalle di una postazione dell’Idf, uccisero due militari e si portarono via Gilad Shalit, un carrista di appena 27 anni. Lo stato maggiore di Tzahal chiese il rilascio del giovane e non avendo ottenuto risposta pochi giorni dopo invase la Striscia di Gaza. Ci vollero anni in realtà per riportare a casa Gilad Shalit e alla fine Israele si rassegnò a liberare un migliaio di detenuti palestinesi, molti dei quali accusati di gravi attentati terroristici. Vi domandate perché rievoco una storia del passato e per di più accaduta in un paese lontano e durante un conflitto senza regole come quello in atto da decenni nella Striscia di Gaza? Per un motivo semplice. Nonostante la guerra sporca, nonostante i missili che Hamas sparava contro le città israeliane e nonostante i kamikaze che si facevano esplodere sui bus, Israele non si è ma dimenticata del soldato Shalit. Quel giovane con gli occhiali, in una divisa troppo grande per lui, era in servizio per difendere il suo paese e il suo paese per liberarlo ha tentato ogni strada, accettando alla fine anche di scendere a patti con un movimento come Hamas che usa il terrore per far valere le sue ragioni. La vicenda mi è tornata in mente in questi giorni, pensando a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due militari italiani che da due anni sono trattenuti in India in attesa di un processo che potrebbe perfino vederli condannati alla pena capitale. Girone e Latorre erano in missione quando furono arrestati. Lo stato li aveva imbarcati su una petroliera con l’ordine di difenderla anche con le armi nel caso la nave fosse stata attaccata dai pirati. Vedendo avvicinarsi un peschereccio senza insegne e che non rispondeva all’alt a quanto pare i due soldati rispettarono le consegne, aprendo il fuoco. Scriviamo a quanto pare perché nessuna inchiesta italiana ha mai chiarito come si sono svolti i fatti. È certo però che nella sparatoria morirono due pescatori e con l’inganno la petroliera fu fatta rientrare in porto, così Girone e Latorre vennero arrestati. Si può discutere fino alla fine se fosse giusto imbarcare due soldati su una nave privata, se i comandi impartiti ai due militari fossero chiari e non lasciassero spazio ad equivoci, se loro abbiano sbagliato a sparare o se siano vittime di una macchinazione e, ancora, se lo stato maggiore sia stato all’altezza della situazione una volta accaduto l'incidente, se cioè non si sia  distratto e in tal modo abbia contribuito a consegnare nelle mani indiane i nostri connazionali. Si può anche dibattere sulle condizioni delle nostre relazioni con il paese del lontano Oriente e perfino sulla capacità della nostra diplomazia e anche della pessima figura fatta dal governo Monti quando a Girone e Latorre fu concessa una licenza e fu loro consentito di tornare a casa con la promessa di rientrare a Delhi. Insomma, si può litigare all’infinito su ogni cosa, ma su un dato di fatto non c'è spazio per obiezioni: uno stato che non è in grado di garantire i suoi uomini e non si impegna a tutelarli e riportarli a casa, non è uno stato: è una barzelletta. Il caso Girone e Latorre va al di là di questi due servitori del paese, due militari che nonostante l’assurda situazione in cui si trovano hanno conservato la dignità e il rispetto della divisa che portano. È l’Italia che rischia di perdere la dignità se non restituisce alle loro famiglie i suoi soldati. È l'Italia che non merita rispetto se non ha rispetto per gli uomini a cui chiede sacrifici e a cui affida la nostra difesa. Fin dal principio la vicenda di Girone e Latorre è stata gestita in maniera pasticciata e sciatta da parte di chi avrebbe dovuto invece riporvi il massimo dell'attenzione. Mario Monti pensava di guadagnare il prestigio internazionale obbedendo alla Merkel e dei due soldati si disinteressò completamente, salvo poi intervenire quando si trattò di rispedirli in India. Enrico Letta credo che tra Imu e Renzi non abbia dedicato mai nemmeno un minuto al caso. Risultato: a distanza di due anni non solo non è chiaro quando Girone e Latorre potranno far rientro in Patria, ma sul loro capo pende ancora il rischio di un’incriminazione che comporta la pena capitale. Io non so se a questo autentico disastro diplomatico e politico su cui si giocano le vite di due servitori dello stato abbiano concorso gli interessi economici dell'Italia, se cioè la mano morbida dei nostri governi sia frutto solo di improvvisazione e incapacità o se qualcuno abbia barattato il futuro di Girone e Latorre con le commesse e gli scambi commerciali tra il nostro paese e l’India. Sospetto che qualcuno abbia avuto più a cuore i traffici economici che la trattativa per la liberazione dei due militari, ma non ho prove e dunque taccio. Su una cosa però non posso stare zitto. Negli ultimi quindici anni lo stato italiano ha speso decine di milioni per riportare a casa gente che si era ficcata nei guai. Turisti partiti per paesi lontani nonostante le raccomandazioni a evitare il viaggio, giornalisti alla ricerca di successo come inviati dal fronte e idealisti convinti che il male stia sempre e solo da una parte, cioè dalla nostra. Per tutti costoro sono stati pagati riscatti milionari e in un caso un funzionario di polizia ha pure perso la vita. Se per tutti questi amanti del rischio lo stato ha dato prova di esserci e i soldi dei contribuenti pure, dov’è lo stato ora che si tratta di salvare Girone e Latorre? Esiste ancora oppure si è dissolto? La storia del nostro paese è già disseminata di vicende di cui vergognarsi, ma quella che riguarda i due militari sarebbe impossibile da sopportare. di Maurizio Belpietro @BelpietroTweet

tag
maro

Beffa Marò, il governo indiano: "Discutiamo, ma la giustizia è libera"

La mossa Marò, l’Italia richiama l’ambasciatore dall'India: "Pronti a tutti i passi necessari"

Il caso Marò, l'India valuta la proposta italiana

Ti potrebbero interessare

Marò, il governo indiano: "Discutiamo, ma la giustizia è libera"

Ignazio Stagno

Marò, l’Italia richiama l’ambasciatore dall'India: "Pronti a tutti i passi necessari"

Ignazio Stagno

Marò, l'India valuta la proposta italiana

Ignazio Stagno

Marò, Belpietro processa Monti, Letta e Renzi: In più di due anni solo parole. Ne è rimasta una: vergogna

Ignazio Stagno

Enel, nuovo vestiario tecnico innovativo per migliaia di dipendenti. È pensato appositamente per migliorare il benessere in sicurezza del personale operativo 

Divise più leggere del 30%, tessuti ad alta traspirazione e una nuova ergonomia studiata direttamente sulle esige...

"La memoria fragile": al San Raffaele la presentazione del libro di Paolo M. Rossini sull’Alzheimer e la sfida delle demenze

Un viaggio umano e scientifico nel cuore di una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo. Il volume, pubblicato...

Poste italiane: il tribunale Roma respinge il ricorso di Cgil e Uil su riorganizzazione

Il tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso presentato dai sindacati Slc Cgil e Uilpost per condotta antisin...

MiC, la Tomba François entra nel patrimonio dello Stato italiano

Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta oggi al Ministero della Cultura alla presenza del Ministro Aless...