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Feltri e migranti: "Ora non fateci sentire in colpa per quei morti"

di Nicoletta Orlandi Posti domenica 26 aprile 2015

2' di lettura

"Sentirsi in colpa sta diventando il denominatore comune della nostra gente", scrive Vittorio Feltri oggi sul suo editoriale dedicato alla strage di migranti partiti dalla Libia ammettendo che "personalmente, quando in tivù scorrono le immagini di uomini, donne e perfino bambini tratti in salvo dalle onde, devo deglutire per non farmi sorprendere dalla strozza". "Tutti abbiamo un cuore, talvolta malandato", sottolinea. "E ci chiediamo cosa potremmo fare per evitare il ripetersi scoraggiante di tante tragedie, tutte uguali". Ma, avverte Feltri, c'è il rischio che, a fronte delle prediche che devono subirsi i connazionali con tanto di richiami al Vangelo, "costretti a dividere il poco che hanno con una massa crescente di immigrati, prevalentemente islamici, dopo un periodo di sopportazione cominceranno a protestare e faranno la figura dei cattivoni o dei leghisti salviniani, che è anche peggio". Bergoglio e Mattarella - "I benpensanti di sinistra e i cattolici di facciata guardano con disprezzo a chi non tollera i rom e i clandestini", puntualizza Feltri sul Giornale." Basta leggere i giornali e seguire la tivù per comprendere che i padroni dell'informazione e gli inquilini del Palazzo, oltre a dire che ha ragione il Papa nel predicare che bisogna aiutare i poveracci, non sanno fare alcunché: sono impotenti, hanno il terrore di cadere nel politicamente scorretto. I commenti degli editorialisti inducono i lettori o gli ascoltatori a coltivare sensi di colpa. Il cittadino medio è colto dal dubbio: non sarà che sono egoista perché non cedo una stanza del mio appartamento a una famigliola di colore? Ingenuità beata. Bergoglio e Mattarella hanno sbarrato la porta delle loro nobili dimore. Già. Sentirsi in colpa sta diventando il denominatore comune della nostra gente. Se poi si aggiungono le critiche all'Italia piovute da ogni parte (dall' Europa inerte agli indignati Stati Uniti), c'è da perdere la trebisonda". "Che ci venite a fare in Italia?" - "Gli stessi immigrati si innervosiscono facilmente", continua il fondatore di Libero. "Lamentano un trattamento poco riguardoso nei loro confronti. Ambirebbero a essere accolti in strutture più attrezzate, belle, capaci di fornire cibo di qualità. Magari hanno pure ragione dato che a gestire l'accoglienza sono cooperative (mafiose?) abili nella speculazione sui poveracci. Tutti ci sgridano e noi ci scusiamo balbettando. Forse", conclude Feltri, "sarebbe sufficiente dire: cari amici, se in Italia si sta tanto male, perché venite qui? Al governo suggeriamo di fare un salto in Spagna, che è più vicina all'Africa dell' Italia, o in Australia (di tradizione culturale anglosassone), per verificare quale sia il metodo migliore allo scopo di non farsi assaltare dai profughi. Spagna e Australia infatti non sono mete gradite a costoro. Perché? Aprire gli occhi".

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