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La sinistra ridotta alla linea del dito medio

Pur di estromettere Berlusconi il Pd si piega alla follia grillina. Che ipotizza di ridicolizzare il voto di coscienza in Aula finendo per utilizzare gli stessi metodi che usa la mafia per controllare i suoi "fedeli"
di Nicoletta Orlandi Posti domenica 22 settembre 2013

4' di lettura

Quando la mafia vuole controllare il voto, e costringere gli elettori a mettere la crocetta sul candidato a lei gradito, fa una cosa semplice:  impone a chi si reca in cabina di fotografare la scheda prima di depositarla nell’urna, oppure - succedeva quando ancora non c’erano i telefonini con la videocamera - esige un segno, ad esempio una piccola piega, che la renda riconoscibile all’uomo dei clan presente durante lo spoglio. Per questo motivo, per evitare cioè la violazione dell’articolo 2 della Costituzione che tutela la segretezza del voto oltre che per prosciugare il bacino elettorale della mafia, nel 2008 fu varato un decreto che punisce con l’arresto da tre a sei mesi e una multa fino a mille euro chiunque fotografi la scheda elettorale.  Eppure, nonostante la Carta su cui si basa la Repubblica sancisca la privacy sulle scelte politiche di ogni cittadino e nonostante un decreto punisca col carcere chiunque vada contro il dettato costituzionale, pur di battere Berlusconi la sinistra è pronta a usare gli stessi metodi della mafia. Sì, avete letto bene. Dopo averci per anni sfinito con appelli in difesa dell’autonomia dei parlamentari e contro lo strapotere dei partiti, ora il Pd, la sinistra e i grillini sono intenzionati a mettere sotto i tacchi ogni cosa nel timore che, nel segreto dell’urna, qualche onorevole colto da improvvisa crisi di coscienza voti contro la decadenza del Cavaliere. Come è noto, nei prossimi giorni il Senato dovrà pronunciarsi sull’applicazione della legge Severino  nei confronti del leader di centrodestra, il quale, essendo stato condannato non avrebbe più i requisiti per occupare il seggio di Palazzo Madama.  Non tutti però sono d’accordo su questa rigida interpretazione:  non gli esponenti del Pdl, ma forse nemmeno una pattuglia di eletti con il centrosinistra,  i quali potrebbero decidere di votare contro la disciplina di partito anche senza dichiararlo: come è successo mesi fa quando si trattò di votare per Marini e Prodi presidenti della Repubblica. Chi conosce la storia parlamentare di questo Paese sa che i franchi tiratori sono sempre esistiti. Un po’ per ribellione e un po’ per calcolo c’è sempre stato qualche onorevole che, approfittando dell’anonimato, ha votato contro le direttive del proprio schieramento. Del resto ci sono argomenti in cui le indicazioni della segreteria non valgono perché è la coscienza dei singoli che entra in gioco e non a caso su certe questioni il regolamento di Camera e Senato prevede il voto segreto.  Ma in questa circostanza - essendoci di mezzo Berlusconi - il Partito democratico e la sinistra vogliono stravolgere le regole e imporre che il voto sia palese, impedendo cioè che nel segreto dell’urna ogni senatore decida secondo il proprio animo. Non essendoci però la possibilità di ottenere una alzata di mano di fronte all’occhio delle telecamere, i vertici del Pd sono pronti a ricorrere agli escamotage della mafia, come ad esempio la fotografia oppure l’uso del solo dito medio, in modo che non ci possano essere dubbi di sorta su quel che ogni parlamentare piddino ha votato. Così Epifani e i suoi compagni dimostrano non soltanto di avere un accanimento personale nei confronti del Cavaliere, considerato non solo un avversario ma un nemico da abbattere, ma danno prova di non fidarsi dei propri rappresentanti eletti al Senato e dunque di volerli controllare con mezzi illeciti, arrivando al punto di violare un diritto costituzionale. Il cinismo e l’ipocrisia (gli uomini che oggi reclamano il voto palese provengono dallo stesso schieramento che accettò senza batter ciglio le imboscate per l’elezione del capo dello Stato) manifestati in queste ore dal Pd e dalla sinistra rivelano quanto fossero strumentali le polemiche contro la legge elettorale e gli onorevoli nominati per premere un bottone.  Nel caso della decadenza di Berlusconi la segreteria del Partito democratico è pronta a trasformare i senatori «democratici»  in macchine da voto, privandoli della dignità attribuitagli dalla Costituzione.  Con la minaccia di rendere palese un’eventuale obiezione di coscienza si vuole costringere tutti a votare come hanno deciso i vertici. Così vince la partitocrazia e muore il sistema parlamentare. Così l’autonomia del Parlamento è cancellata e si celebra il trionfo di pochi sull’interesse di molti. Ma state tranquilli, nonostante la violazione di molti princìpi, a cominciare da quello della decenza, e nonostante l’uso di sistemi mafiosi, nessuna indagine della magistratura fermerà lo scempio. L’attentato agli organi costituzionali c’è solo se si può mettere Berlusconi sul banco della imputati, ma se lui è la vittima allora al presunto imputato si darà una medaglia. È la democrazia del Pd. di Maurizio Belpietro @BelpietroTweet

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