Viviamo tempi interessanti (forse troppo) e se la politica è lo specchio del Paese e l’opposizione è rappresentata da Elly Schlein e Giuseppe Conte, più cespugliame vario, allora c’è da disperarsi. La segretaria del Pd è al terzo anno alla guida di quello che doveva essere un partito riformista, social-democratico, plurale. Archiviato il progetto originale di Veltroni, Elly lo ha trasformato in un residuato bellico degli anni ’70, con annesso concerto degli Inti-Illimani e l’illusione di essere pop quando invece è la massima espressione del circoletto della Ztl.
Giuseppe Conte si è attaccato con il Bostik alla poltrona dei Cinquestelle, definirlo un democratico è un’iperbole, la sua investitura è plebiscitaria, i pentastellati nati per contrastare il partito-azienda di Berlusconi, sono finiti in una monarchia incostituzionale dove l’unica cosa che conta è spararla grossa. Il campo largo si completa con la coppia delle favole Bonelli-Fratoianni e l’ausilio canoro di Maurizio Landini, segretario di una Cgil che non ne azzecca una.
Questa orchestrina suona lo spartito della musica dei mullah, degli ayatollah, della polizia morale, dello status quo, della restaurazione. È un partito anti-occidentale tenuto insieme dall’idea del dominio dello Stato sulla persona, dal dogma del giudice prima di tutto e di tutti, sopra la legge e non nella legge. È il partito che non a caso parla di diritto internazionale e offre uno scudo alle dittature. Sono contro l’America per vocazione, hanno pianto per Maduro, sperano in una vittoria dell’Iran contro gli Stati Uniti. Questa è la sinistra italiana, la radiografia svela che il cervello, i polmoni, il cuore e lo stomaco si nutrono di un sentimento antipopolare, fino al disprezzo della democrazia quando l’elettore non vota “bene” eli spinge all’opposizione. Tra guerra e referendum stanno offrendo uno spettacolo indecente, ma quando pensi che abbiano toccato il fondo, ti sorprendono e cominciano a scavare.