Quella di ieri è stata una giornata tachicardica per i pensionati e i lavoratori italiani. Il messaggio di fondo è chiaro. C’è un allarme sul patrimonio dell’Inps. O si fa una nuova riforma del sistema pensionistico o dopo il 2015 saranno guai grossi.Il numero uno dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua, ha chiesto al ministro del Lavoro e a quello dell’Economia di fare un’attenta riflessione. Perché nei conti dell’Inps, che ormai sono un bilancio unico con quello del comparto pubblico, «il disavanzo patrimoniale ed economico è qualcosa che, visto dall’esterno, può dare segnale di non totale tranquillità». Parlando davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali, Mastrapasqua ha spiegato che «l’origine della perdita dell’Inps deriva da uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali». In poche parole, se si va avanti così, dopo il 2015, il buco patrimoniale potrebbe mettere in crisi il pagamento delle pensioni così come oggi è previsto per legge. Prima della riforma Fornero e del governo Monti l’Inps godeva, infatti, di un tesoretto da circa 40 miliardi. Poi l’accorpamento con i due Istituti del pubblico impiego (Inpdap e Enpals) ha portato in eredità una voragine. Dal bilancio di previsione 2013, approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps lo scorso febbraio, si capisce che quest’anno la super-Inps avrà un disavanzo di competenza di 10,7 miliardi per via dei 23,7 miliardi di disavanzo patrimoniale complessivo ex Inpdap. Leggi l'approfondimento di Claudio Antonelli su Libero di venerdì 15 novembre