La Rai è nella bufera. La denuncia presentata dal produttore Pietro Di Lorenzo scatena una tempesta giudiziaria su viale Mazzini. Il produttore ha raccontato di "essere stato emraginato per non aver pagato una banda di dirigenti"."Mi sono rifiutato di pagare tangenti ad alcuni funzionari e per questo a viale Mazzini non mi fanno più lavorare". Le sue parole avrebbero trovato riscontro nelle verifiche disposte dalla Procura di Roma che adesso vuole accertare se anche i vertici, informati di quanto era accaduto, e potrebbero essere chiamati a rispondere delle irregolarità che sarebbero state compiute da chi aveva il mandato di organizzare le "prime serate" di Raiuno e Raidue. Arrivano le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Sotto inchiesta finiscono i capistruttura dell'Ente di Stato che avrebbero ostacolato l'attività della Ldm di Pietro Di Lorenzo. In ballo ci sono programmi di grande richiamo: da I raccomandati a Butta la luna, da Ciak si canta a Punto su di te; ma anche fiction che hanno ottenuto buoni ascolti come Il capitano. Nel 2006, quando il suo rapporto con la Rai viveva il momento di massimo splendore, il fatturato dell'azienda fu di 18 milioni di euro, adesso è sceso a 2 milioni. La denuncia presentata da Di Lorenzo elenca in maniera dettagliata i "soprusi" subiti da quella che viene definita "una banda di dirigenti Rai infedeli". Poi indica i nomi degli alti funzionari che lo avrebbero boicottato: l’ex capostruttura di Raiuno Giampiero Raveggi, ora in pensione; sua moglie Chiara Calvagni, attuale capostruttura dell’Ufficio Risorse; Chicco Agnese, responsabile dei palinsesti di Raiuno. L’istanza ipotizzava il reato di concussione, imagistrati almomento contestano l’abuso d’ufficio. "Accuse campate per aria, chiariremo tutto", replicano loro.Ma Di Lorenzo non molla: "Faccio altro, sono un imprenditore di successo - chiarisce Di Lorenzo - ma resto convinto che questo sistema debba essere stroncato e solo per questo ho deciso di rivolgermi alla magistratura". (I.S)