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Per Scalfari il Cav è come il DucePer lui è arrivato il 25 luglioTravaglio attacca Sallusti

Nel suo sterminato editoriale il fondatore di Repubblica sostiene che Berlusconi e i suoi debbono rassegnarsi, su Fatto l'affondo contro il Giornale
di Lucia Esposito domenica 11 agosto 2013

2' di lettura

  Eugenio Scalfari nel solito sterminato editoriale della domenica pronuncia la sua sentenza su Berlusconi paragonandolo a Mussolini che il 25 luglio del ’43 fu liquidato dal Gran Consiglio del Fascismo a larga maggioranza. “Un Duce consapevole di una sconfitta storica e della rovina che incombeva tragicamente sul Paese che per vent’anni aveva ipnotizzato e magato col carisma della sua egolatria e la religione del Capo inviato dalla Provvidenza a riportare l’impero sui Colli fatali di Roma”, scrive Scalfari preparandosi il terreno per parlare di Berlusconi che “ha ancora cinque processi che incombono sulle sue vicende pubbliche e private, uno più gravoso dell’altro”. Non ci sono dubbi: “Le possibilità di scamparla sono inesistenti, i salvacondotti immaginati privi di ogni consistenza”: Ecco la ricetta: “Ai suoi seguaci non resta che separare la sorte personale da quella di un partito che da vent’anni ha riscosso il consenso di milioni di italiani, conservatori o liberisti moderati o estremisti”. Insomma anche per il Cavaliere il 25 luglio è arrivato: si rassegni.  L'affondo di Marco - Marco Travaglio dalle colonne del Fatto, invece, si lancia in un attacco al Giornale , in un editoriale dal titolo “il Pornale”. Spiega come in realtà il “peccato originale” del giudice Antonio Esposito non sia tanto l’intervista al Mattino in cui ha anticipato le motivazioni della sentenza di condanna (anche se Travaglio dice che la risposta della toga “non è che tu non poevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva” è stata appiccicata a una domanda mai fatta) quanto l’aver condannato Berlusconi. Nella chiusa l’attacco a Sallusti che usa “Controcorrente” il nome della rubrica di Montanelli per dar vita a un evento che si svolgerà sul palo del teatro del casinò di Sanremo. “Il luogo prescelto – scrive Travaglio – è perfetto. Il parterre dei liberali sallustiani già possiamo immaginarlo. Vergogniamoci per loro”.    

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