Francesco Cossiga viene ricordato come il presidente «picconatore», ma in questi giorni di battaglia sul referendum appare cristallino qual era il suo obiettivo: restituire alla magistratura la sua nobile funzione, salvare la giustizia dalla cancrena del correntismo.
Non ci riuscì, ma i fatti oggi gli danno ragione. Anche Luca Palamara, che con Cossiga ebbe uno scontro durissimo quando era presidente dell’Anm, in un dibattito con il vostro cronista ieri ne ha riconosciuto il merito di aver pre-visto la crisi. Dietro le quinte, ieri come oggi, c’era sempre la sinistra che - in piena bancarotta, sotto le macerie del Muro di Berlino e con la liquidazione dell’Unione Sovietica alle porte agitava spettri e minacciava lo stato d’accusa per Cossiga (che fu presentato il 26 novembre del 1991 dal Pds guidato da Achille Occhetto).
Trentacinque anni dopo, il fronte del No chiama «banditi» i politici del centrodestra che hanno proposto la riforma, dipinge gli elettori del Sì come dei criminali, usa la menzogna come metodo di lotta politica. Il referendum è la prima grande occasione nella storia della Repubblica per abbattere la fortezza ideologica dell’Anm che, non a caso, si muove come un partito.
Fu Cossiga, il 12 giugno del 1991, in una seduta drammatica davanti al Csm, a pronunciare queste parole: «Il 1968 è finito, il movimentismo degli anni ’70 è finito, l’egemonismo pseudo culturale di una certa ideologia, che ha investito la dialettica politica ed istituzionale per quarant’anni, è finito. Dobbiamo restaurare i principi semplici e chiari della democrazia liberale, il carattere augusto della Magistratura, la sottoposizione del giudice alla legge e soltanto alla legge e non al potere esecutivo, né al Parlamento, né al Consiglio Superiore della Magistratura, né ad Associazioni, né a correnti; alla legge quale definita dalla Costituzione, atto di sovranità del Parlamento e non alla legge che sia fumosa fantasticheria di ideologie, di creazione libera e che ricorda molto le teorie vishinskiane del diritto non meno che quelle di origine nazista».
Cossiga non esagerava, non faceva il «matto» per gioco, vedeva divampare l’incendio. Trentacinque anni dopo, il Sì può chiudere la stagione dei piromani e far rifiorire lo Stato di diritto.