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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Michela Ravalico sabato 13 febbraio 2010

3' di lettura

Bersani è un uomo che riflette molto. Lo si capisce da come parla e anche dal tempo che impiega a dare una risposta o a decidere qualcosa. Basta vedere quanto ci ha messo per stabilire chi dovesse essere candidato alle regionali. Sono trascorsi talmente tanti giorni prima che fosse enunciata la sua linea che alla fine hanno deciso gli aspiranti governatori: Vendola in Puglia, De Luca in Campania, Loiero in Calabria e a Pierluigi non è rimasto che adeguarsi. Anche su Bertolaso c’è voluto qualche giorno prima di comprendere quale fosse l’atteggiamento del Pd nei confronti del capo della protezione civile. Sulle prime il segretario si è barcamenato, poi quando è stato chiaro che Di Pietro ne avrebbe chiesto le dimissioni, anche lui si è schierato e, in seguito ad attenta riflessione, ha sentenziato: «Spero capisca da solo. Se no bisognerà chiederle». Il tono è netto, di chi non ammette repliche, quasi fosse la regola: quando si è sfiorati dal sospetto di aver fatto qualcosa di male si dovrebbe avere l’intelligenza di togliere il disturbo. Ovviamente si potrebbe replicare che un’accusa non rappresenta inevitabilmente una condanna e chi è indagato ha diritto a essere considerato innocente fino a che non intervenga una sentenza definiva, come dice il nostro codice. E poi si potrebbe obiettare che leggendo le carte dell’inchiesta toscana si ha sempre più la sensazione di muoversi all’interno di teoremi e fantasie giudiziarie più che di ipotesi investigative suffragate da prove certe. Insomma, si potrebbe dire che Bertolaso deve rimanere al suo posto semplicemente perché non è assolutamente certo che abbia commesso ciò di cui è sospettato, anzi, non è neppure sicuro che ciò di cui parla l’ordinanza del giudice siano davvero reati. Ma l’astuto Bersani potrebbe replicare che qui non è in discussione l’aspetto penale, di cui si occuperà il Tribunale qualora si addivenga a un processo: il discorso ruota intorno all’opportunità politica che Bertolaso rimanga al suo posto. Una persona indagata può continuare a ricoprire un importante incarico pubblico? E soprattutto: nel momento in s’accertano gravi violazioni compiute dai suoi collaboratori, il responsabile, colui che avrebbe dovuto vigilare e che nella migliore delle ipotesi è stato gabbato, può continuare a fare quello che faceva senza assumersi la responsabilità politica di ciò che è successo? Bisogna riconoscere che se, dopo aver a lungo meditato, il segretario del Pd ponesse queste domande, i quesiti sarebbero pertinenti, perché l’opportunità è qualcosa di diverso dal decreto penale e non sono previsti tre gradi di giudizio per farsi un’opinione. L’opinione pubblica è probabilmente con Bertolaso, perché né riconosce l’efficienza e la bravura, ma la ragion politica non sempre deve tener conto solo di ciò che pensa la gente. E allora? E allora io suggerirei di regolarsi proprio come dice Bersani o, meglio, come fa Bersani, adottando le sue decisioni e il suo comportamento. Che ha fatto lui quando ha dovuto decidere se tenersi o meno un inquisito? Ha optato per la prima soluzione: tenerselo. Così è successo con Nichi Vendola in Puglia, che si ricandida pur essendo indagato per concussione, e con Agazio Loiero, sotto processo per corruzione e per cui il pm l’altro giorno ha chiesto 18 mesi di carcere mutando l’accusa in abuso d’ufficio. In Campania, dove il governatore era indagato per la faccenda dei rifiuti, Bersani ha preferito evitare la ricandidatura, preferendo schierare Vincenzo De Luca, sotto inchiesta per falso e truffa aggravata. Certo, Bersani potrebbe dire che – come abbiamo spiegato all’inizio – lui avrebbe voluto cacciarli tutti, ma alla fine è stato costretto a digerirli perché le candidature si sono autoimposte, ma la linea del partito rimane quella della pulizia. Già, bella linea quella che impone di cacciare chi ha liberato Napoli dai rifiuti e non è stata in grado di mandare a casa il suo governatore che aveva contribuito a seppellire la città sotto l’immondizia. Bassolino responsabile del disastro è rimasto in sella, Bertolaso responsabile del miracolo dovrebbe andare a casa. Ma andate a scopare il mare!

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