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Hantavirus, il cigno nero e l'eterno gioco dell'oca

di Mario Sechi domenica 10 maggio 2026

3' di lettura

Provate a voltarvi indietro, viaggiate fino a sei anni fa, nel 2019, nel mondo prima del Coronavirus. Gli astrofisici scattarono la prima immagine di un buco nero; la cattedrale di Notre Dame a Parigi fu distrutta da un incendio; in Inghilterra Boris Johnson divenne primo ministro; gli Houthi dello Yemen attaccarono con i droni le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita; l’Unione europea sanzionò la Russia sull’Ucraina (rimanendo però attaccata al tubo del gas per interesse della Germania) mentre a Mosca si moltiplicarono le proteste e gli arresti; DeepMind battè l’uomo nel gioco di strategia Starcraft II e ricevette il titolo di «Gran maestro»; tra novembre e dicembre partirono i rumors su un «nuovo virus» in Cina e solo il 31 dicembre Pechino notificò all’Oms il Covid. 

In Italia morì il governo giallo-verde e nacque quello giallo -rosso, Giuseppe Conte rimase presidente del Consiglio. C’erano tutti i segnali dal futuro, il decollo di una nuova era della ricerca spaziale e dell’Intelligenza artificiale applicata al dominio della guerra, il sottosopra del sistema politico inglese e il proliferare dei governi in Italia, la tensione in Medio Oriente guidata dall’Iran, l’Unione europea agganciata al treno tedesco che sbanda, gli shock ravvicinati delle pandemie (ieri i pipistrelli e oggi i ratti, tutto scritto e previsto nel 2012 da David Quammen nel libro «Spillover») e la crisi dell’Occidente di fronte al ritorno delle potenze imperiali. 

Cosa ci riserva il domani? La «febbre dei topi» e un già preoccupante dibattito dei virologi e dei politici che ripete gli errori del passato; un esecutivo morto a Londra che sopravvive come uno zombie, mentre le élite ineffabili dichiarano il voto del Regno Unito come frutto degli sdentati e ignoranti (i «miserabili» di Hillary Clinton e il «populismo» delle nostre presunte classi colte); il treno della Germania che nel frattempo si è fermato; l’Unione europea che dice solennemente di voler cambiare; la Russia che continua a fare la guerra da più di 4 anni in Ucraina; l’Iran che insegue l’incubo della bomba atomica; Israele che lotta per la sua sopravvivenza come Stato e comunità, gli Stati Uniti che spalancano le porte di una nuova era della tecnologia, cercando un’altra pax americana prima che la proliferazione nucleare travolga tutto e tutti.

E poi ci siamo noi, santo cielo, l’Eden dove il «dibattito» straripa nella voglia matta di governicchio in Italia, l’unione degli opposti della sinistra pacifista e della destra diversamente pacifista, il rigor mortis delle riforme, la Biennale di Venezia come manifesto della confusione dei valori e dei livori, la dittatura signora mia e il fascismo permanente. E basta con la Meloni e il secondo governo più longevo della Repubblica, suvvia, è giunta l’ora di tornare a Conte e Schlein, si faccia da parte, si scansi, lasci fare e disfare a chi ha già sfasciato benissimo, perché Trump è un criminale, Bibi anche di più, Bonelli e Fratoianni alle stelle, la destra alle stalle, che riparta il Bingo di Stato, la lotteria del reddito di cittadinanza, il governo parli del virus, prepariamoci a un altro lockdown della mente, tutti a casa davanti alla tv, smartworking e déjà vu.

Chiudete questo sipario, gli applausi saranno automatici, i titoli dei giornali tutti uguali. Altrove rifanno il mondo, qui ritorniamo al punto di partenza, è il gioco dell’oca e si sente già starnazzare nelle articolesse con la prosa incipriata. Non c’è bisogno di vederlo, il cigno nero, siamo noi.

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