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Iraq, padre e due figli uccisi perché cristiani

Erano i parenti di don Abuna Mazin, parroco di Karakosh. Sorpresi mente stavano cenando
di Albina Perri sabato 27 febbraio 2010

2' di lettura

Uccisi perché cristiani. Padre e due figli freddati a casa loro solo per questo motivo. Succede nella regione di Mosul, Iraq anno domini 2010. Il padre e i due fratelli di don Abuna Mazin (a sinistra nella foto), parroco di Karakosh, ieri sera sono stati sorpresi da alcuni terroristi islamici mentre stavano cenando. Un colpo in più alla vita già travagliata del religioso che era stato rapito due anni fa. All’epoca era riuscito comunque a tornare a casa vivo, questa volta non c’è più nulla da fare se non cercare di denunciare la situazione che i cristiani stanno vivendo in quella regione. Perché come don Mazin, tanti altri che condividono la sua stessa fede sono stati vittime di violenze simili. E ogni giorno rischiano di essere preda della pulizia religiosa degli estremisti islamici. Chiediamo di aiutarci a essere vicino a tutti i nostri amici irakeni, a sensibilizzare quanti sono sordi di fronte a questi tremendi fatti, a far conoscere il più possibile questa tragedia  “Il nostro vescovo ha già scritto alle autorità – racconta Ayad Yako, ordinato sacerdote a Karakosh lo scorso agosto – chiedendogli protezione, ma la vita per i cristiani sta diventando impossibile: io vengo da un piccolo paese a 15 chilometri da Mosul dove siamo tutti cristiani, ma tutto intorno ci sono musulmani. Soprattutto siamo in mezzo al groviglio politico che attanaglia la regione e che ci isola dal mondo”. La pulizia religiosa è una realtà che i cristiani vivono in Iraq e molti italiani hanno deciso di non farla passare sotto silenzio: sono già iniziate le raccolte di firme e gli appelli per sensibilizzare il mondo occidentale. Il circolo culturale XX settembre e il Gruppo missionario di Meda, da tempo impegnati in Iraq, hanno già fatto avere il loro sostegno e le prime firme con una lettera aperta. “Chiediamo – scrivono - con questo messaggio di aiutarci a essere vicino a tutti i nostri amici irakeni, a sensibilizzare quanti sono sordi di fronte a questi tremendi fatti, a far conoscere il più possibile questa tragedia che si sta consumando silenziosamente e che vede perseguitati tutti, chi risiede in quel bellissimo paese e noi, occidentali ricchi e opulenti ma privi di riferimenti”. Michelangelo Bonessa

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