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Doppia goduria

Cadono le roccaforti rosse. Il PdL vince anche i ballottaggi. Mantova presa dopo 64 anni, Pd azzerato al nord. Sconfitte in Emilia e Toscana. Bersani fa lo struzzo, e la Lega trionfa ancora
di Albina Perri sabato 17 aprile 2010

4' di lettura

L’ultima “ridotta rossa” del Mincio è caduta. Mantova si consegna al centrodestra dopo 64 anni (vedi tutti i risultati dei ballottaggi alle Comunali). Il neo sindaco Nicola Sodano, professione architetto, vince il duello elettorale più importante dei ballottaggi 2010: con il 52,2% batte Fiorenza Brioni (47,8%), incassando mille voti in più dell’avversaria (11.821 contro  10.830). Mantova era l’ultima roccaforte rossa della Lombardia. Sopravvissuta e tutt’altro che inespugnabile. «Cara e bella Mantova, bentornata in Lombardia», esclama Roberto Formigoni.  Che la battaglia fosse a rischio sconfitta per il Pd, lo hanno provato gli affannosi comizi elettorali degli ultimi giorni, con i nomi dei leader saltati sul palco della centrale piazza Sant’Andrea: Fassino, D’Alema e per chiudere Bersani che ha completato l’en plein della iella. Forse il terzetto del vertice pidiessino non lo immaginava neanche da lontano, ma questa presenza affrettata e improvvisata  ha contribuito a far incavolare i mantovani storicamente indocili e molto restii a fare certe figure: mai dare l’impressione di essere il tizio che si fa condizionare. L’effetto boomerang è garantito. E questo lo spiega bene anche il neosindaco arrivato trionfante e commosso al Sodano-Point allestito in piazza dei Mille (alle spalle del Due Cavallini), uno dei pochi ristoranti in città ad avere conservato la tradizione culinaria tipica. Dice Nicola Sodano: «La presenza dei tre leader nazionali è stato il chiaro segno della debolezza del Pd. I mantovani non hanno apprezzato e così anche la sinistra ha votato per me. Io che sono di centrodestra (PdL) mi sento orgoglioso di governare in una terra di centrosinistra. Una realtà che supera l’immaginazione, e la città delle persone perbene merita questa vittoria, perciò mi farò interprete della loro volontà».  L’espugnazione c’è stata ed è avvenuta nonostante l’astensionismo, comunque in linea con quello nazionale: Mantova ha registrato la seconda caduta dell’affluenza alle urne in 15 giorni. Nel primo turno avevano espresso la propria preferenza il 70,24% degli aventi diritto, ovvero il 7% in meno rispetto ai votanti delle ultime consultazioni; il 59,93% ha invece imbucato la propria scheda nel turno di ballottaggio. Antonio Pacchioni leghista storico e consigliere comunale a Marmirolo (paese del famoso lanciatore di cavalletto in testa a Berlusconi) ammette che questa clamorosa sconfitta del Pd non era così scontata, dato che «anche nella passata legislatura, sebbene i mantovani avessero espresso malcontento nei confronti del precedente sindaco, alla fine erano tornati a votarlo. Sarebbe falso negare che anche stavolta il timore serpeggiava. Però un ruolo fondamentale lo hanno giocato le pubbliche dimissioni (alla vigilia del voto) di Benedetta Graziano dell’Idv». L’assessore all’Informatica della ex giunta Brioni e segretario del partito di Di Pietro è sospettata di avere falsificato le firme, e in diretta sul palco, alla presenza di Tonino si è dimessa. Dopo qualche giorno ha ritirato tutto ma ormai il patatrac era fatto». Al consigliere Pacchioni (il Carroccio ha contribuito alla vittoria con un 10%) fanno eco i leghisti d’origine padana che in questi giorni hanno allestito i gazebo in città, banchetti gemellati col PdL. In coro rievocano un detto virgiliano puro:  «Mantuan larg ad buca e stric de man/ mantovani larghi di bocca e stretti di mano. Ai banchetti sono venuti in tanti, anzi tantissimi. Tutti a lamentarsi dell’attuale amministrazione e a promettere il voto al centrodestra. Però si sa, i proverbi sono la saggezza e guai a trascurarli. Ma stavolta ha vinto la parola data, largamente». E questo nonostante l’informazione locale, incarnata dalla secolare Gazzetta di Mantova (gruppo L’Espresso), da sempre sostenga la campagna del centrosinistra. Tanto che il quotidiano è stato ribattezzato  dai mantovani stessi (a prescindere dal colore di appartenenza) “la Pravda”. A sentire chi ha votato, le cause del ribaltone sono infinite: la magnifica città di Virgilio costretta al tepore di Bella Addormentata da governi che pensando a gestire unicamente il loro potere, l’hanno obbligata all’isolamento. Le vie di comunicazione sono un disastro, manca una linea ferroviaria che consenta di raggiunge le città vicine in tempi accettabili. La città è  isolata dalle province vicine, mentre il centro storico inaccessibile ha ucciso la stragrande maggioranza dei negozi e di tante boutique. I commercianti sono sul lastrico, anche a causa di tre enormi ipermercati cresciuti come funghi a ridosso della città. Tutto in un asse perfetto fra classe dirigente locale e Coop rosse. La fu politica di centrosinistra è, secondo gli elettori di Sodano, colpevole di avere mortificato lo slancio turistico di Mantova e delle sue meraviglie architettoniche e paesaggistiche. Il turismo in terra gonzaghesca si traduce (e riduce) infatti nei sette giorni settembrini dedicati al Festivaletteratura: parata politico-intellettualistica di scrittori, pensatori e opinion maker rigorosamente rossi. I mantovani si sono stancati e cominciano a a essere irritati anche dall’invasione straniera. Non va giù a nessuno che l’ortolano di viale Gramsci o il salumaio di corso Pradella siano stati soppiantati dal fruttivendolo “Asia & Afrika” e dalla gastronomia turca, persiana, araba. Se vuoi fare cambiare idea sulla politica a un mantovano, mettigli nel piatto Kebab al posto dei tortelli di zucca. di Cristiana Lodi Ha collaborato Marco Mari

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