Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Jerry Calà, attore, regista e musicista, è un personaggio straordinario, sul piano artistico e umano. Dopo anni di successi vissuti tra idee geniali sul lavoro e legami indissolubili nei luoghi dove ha girato i suoi film più incisivi, come Cortina e Forte dei Marmi, eccolo pronto a ricominciare, dimostrando ancora una volta il suo amore per il cinema, che sin da ragazzo ha dato un senso alla sua vita. Innamorato di Cortina, dove è stato protagonista di scene elettrizzanti e divertenti, in occasione del festival “Cortinametraggio”, diretto e ideato da Maddalena Mayneri, ha indossato i panni del giurato, diventando un giovane tra i giovani: “Ho votato con il cuore, qui ci sono dei talenti da seguire”, ha sottolineato, “sono certo di questo”. Nella città ampezzana è stato accolto tra applausi e abbracci sinceri. Del resto, dal '70 ad oggi, non ha mai smesso di credere nel suo lavoro e all'uso sapiente del linguaggio di un film. Alla Capannina di Forte dei Marmi, dove fu protagonista nel cult movie di Vanzina “Sapore di mare” ('83), ricordo che una sera c'erano circa 500 giovani che aspettavano di entrare, per prendere un tavolo e ascoltare le sue canzoni. In attesa, lo celebrarono con questa frase: “Jerry, sei il migliore”.
Jerry, credo che lei sia realmente il migliore. Tra tanta cinematografia inutile e dimenticata, il film dei Vanzina “Sapore di mare”, dove era tra i protagonisti, ancora oggi è un vero cult. Che esperienza è stata?
“Davvero indimenticabile! Interpretavamo dei ragazzi benestanti che in vacanza potevano concedersi tutto, a volte sbagliando. Si innamoravano, ballavano, facevano scherzi... ma la storia era capace di dare delle risposte, perché tra risate e gioia insegnava”.
Protagonista di quelle serate divenne anche La Capannina, il famoso locale di Forte dei Marmi, dove lei ha cantato facendo sempre sold out, giusto?
“Sì, ho fatto più di 100 serate e il mio pubblico era molto vario, andava dai 20 ai 70 anni. Un mix vincente”.
Cosa rimpiange?
“Soprattutto la leggerezza di quegli anni, salutavo il pubblico facendo l'elogio a quell'atmosfera così allegra, che aveva la voglia di vivere con la consapevolezza che i sogni si devono avere”.
Per esempio?
“Mi aveva colpito che molti di quei ragazzi che arrivavano alla Capannina avevano scoperto i miei film. Quei soggetti erano fatti d'amore, di sentimenti e un po' di trasgressione, e c'era la libertà di esprimerli. Oggi li riscoprono su Cine 34, il canale che trasmette le comedy italiane, e il messaggio continua”.
Anche con la musica? A quali canzoni punta?
“Beh, tutte sono interessanti, ma se devo scegliere, tra Fedez, che mi piace molto, per il mio genere preferisco cantare Battisti. È incredibile quanto siano rimaste nel cuore della gente quelle canzoni d'amore”.
Insomma, oltre al cinema è sempre in tournée...
“Una tournée continua, anche se oggi sono più attento per i problemi di salute che ho avuto in passato. La cosa che produce il malessere è sempre lo stress, ma ora ho imparato a fare le cose con calma”.
Ci devo credere? Lei è un po' “birichino”...
“Sì, ne ho fatte di tutti i colori, infatti a 30 anni ero un po' matto. Ma era anche il personaggio che dovevo interpretare. Oggi il mio sogno sarebbe quello di fare un musical”.
Magari con suo figlio Johnny che è diventato un bravo regista?
“Mio figlio ed io siamo identici anche quando scegliamo un progetto, c'è molta comprensione tra noi. Un piccolo esempio: a mia moglie Bettina piace il crime, mentre Johnny ed io guardiamo le serie più cult. Siamo uguali”.
Cosa ti ha dato gioia in questo periodo, oltre al successo?
“Il giorno della festa del papà è stato bello leggere gli “Auguri”, scritti e firmati da Johnny e dalla figlia di Mara Venier, che ho cresciuto. Come potrei non credere a questi sentimenti, che giudico i più importanti nella vita?”
Confessi: qual è il suo più grande sogno?
“Fare un film o il musical sotto la regia di mio figlio. Questa sì, che sarebbe una vera “libidine”.”




