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Fabrizio Corona e Messina Denaro, "soldi per lo scoop": terremoto, chi finisce ai domiciliari

giovedì 20 luglio 2023

2' di lettura

Fabrizio Corona e Matteo Messina Denaro, un binomio anomalo che, solo a leggerlo così, mette i brividi. Se, in più, ci si mettono un carabiniere e un politico locale di Mazara del Vallo, che hanno tentato di vendere all’ex-re dei paparazzi dei documenti riservati sulla cattura del boss mafioso, allora tutto diventa agghiacciante, quasi insopportabile. Il militare, Luigi Pirollo, e il suo complice, il consigliere comunale Giorgio Randazzo, sono ora agli arresti domiciliari. Il primo con l’accusa di accesso abusivo del sistema informatico e violazione del segreto d’ufficio, il secondo per ricettazione. Fabrizio Corona, invece, è solo indagato per ora per ricettazione.

Si è arrivati ad incastrarli grazie alle intercettazioni a carico di Corona che, dopo la cattura di Messina Denaro, era venuto in possesso di una serie di audio di chat tra il boss e alcune pazienti da lui conosciute in clinica durante la chemioterapia. Quando, ancora ricercato, usava l'identità del geometra Andrea Bonafede. La circostanza aveva quindi spinto gli inquirenti a mettere sotto controllo il suo telefono.

La denuncia è arrivata dal giornalista Moreno Pisto, direttore del quotidiano online Mow, che s’incontrò con Corona e Randazzo il 25 maggio scorso e riuscì a fare copia dei file trafugati. Resosi conto della gravità del materiale in possesso, è andato alla Mobile di Palermo e ha raccontato la vicenda. Gli investigatori hanno scoperto che Pirollo aveva lasciato tracce del suo “ingresso” nel sistema e che era uno dei soli due ufficiali che avevano avuto accesso al server della Stazione di Campobello (l'altro carabiniere è risultato estraneo ai fatti). Tra i file riservati su Denaro "rubati" e offerti in vendita a Corona con la promessa di uno scoop clamoroso, c'era anche un documento del Ros con la programmazione degli obiettivi da perquisire dopo l'arresto del capomafia. Il piano dei due arrestati è stato però sventato, per fortuna, dalla Dda di Palermo e dai carabinieri.

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