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Soldi e bugie: così l’Anm prova a spingere il No

Senza argomenti efficaci, indietro nei sondaggi, il comitato per il No creato dall’Anm ha preso dal fondo della cassetta l’ultimo strumento rimasto: la menzogna.
di Fausto Carioti lunedì 5 gennaio 2026

3' di lettura

Senza argomenti efficaci, indietro nei sondaggi, il comitato per il No creato dall’Anm ha preso dal fondo della cassetta l’ultimo strumento rimasto: la menzogna. E ha deciso di mettere mano al portafogli per propalarla ai quattro venti. È iniziata l’invasione dei grandi manifesti digitali, per ora concentrati nelle stazioni più importanti, dove li vedranno milioni di persone. Spazi che costano. Il messaggio è tanto semplice quanto falso: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No». Come se la riforma introducesse nella Costituzione norme tipo: «La magistratura è sottoposta al controllo del parlamento» o «Spetta al ministero della Giustizia stabilire i reati su cui le procure possono indagare». È ciò che penseranno molti italiani dopo aver visto quei cartelloni. Paradosso della democrazia: una bugia simile non sarebbe mai ammessa in una pubblicità commerciale. Nessuno può promuovere un prodotto sostenendo che il dentifricio concorrente fa venire la carie ai denti, o che un detersivo dell’altra marca ti riduce le mutande a brandelli. Ci sono leggi che lo impediscono e c’è il Codice di autodisciplina della pubblicità che fissa limiti: «La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta»; «Deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni». Gli elettori, però, sono assai meno tutelati dei consumatori. Il fatto che ad approfittarne sia il comitato dei magistrati, che ha sede nel palazzo della Corte di cassazione, rende l’operazione ancora più inquinante. La loro menzogna è oggettiva, è scritta nel testo della Costituzione che entrerà in vigore se i Sì dovessero vincere. L’indipendenza della magistratura oggi è scolpita nel primo comma dell’articolo 104: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere».

Parole che restano, identiche, nel nuovo testo: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente». Dal punto di vista operativo, autonomia e indipendenza dei magistrati sono garantite dal numero dei loro membri all’interno del Csm. Oggi (tolti il Capo dello Stato e i due giudici della Cassazione membri di diritto) costoro sono i due terzi dell’assemblea, il doppio dei membri eletti dal parlamento. E questa proporzione resta inalterata nei due Csm disegnati dalla riforma, quello per i giudicanti e quello per i pm. Due terzi dei loro consiglieri proverranno dai ranghi della magistratura e un terzo sarà indicato dal parlamento. Cambierà solo il metodo di scelta: oggi è l’elezione, il gioco preferito dalle correnti, domani sarà l’estrazione a sorte. Stesso discorso per l’Alta corte, il nuovo organismo che dovrà ereditare dal Csm la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari. $ previsto che sia composto da quindici giudici, tre dei quali nominati dal presidente della repubblica, tre sorteggiati da un elenco di eletti dal parlamento e nove tra i magistrati, sei giudicanti e tre requirenti. In quell’assemblea, quindi, i membri togati saranno il triplo di quelli indicati dalle Camere. Nel testo approvato dal parlamento, insomma, non solo non è previsto nulla che faccia «dipendere» i giudici dalla politica, ma è scritto in tutti i modi l’esatto contrario.

La vera paura di tanti magistrati non è l’assoggettamento alla politica, ma il sorteggio che toglie potere alle correnti. E i sondaggi che continuano a dare i Sì in vantaggio (56-57% dei voti contro il 43-44% di No, secondo la media calcolata da YouTrend) hanno spinto l’Anm a ricorrere alle bufale e agli spazi pubblicitari più costosi. Ai comitati che sostengono il Sì, tutto questo insegna due cose. La prima è che dovranno trovare un modo efficace per difendersi dalla disinformazione. Cosa che non è mai facile, a maggior ragione se la materia è tecnicamente così complicata. Rendere più semplici i loro messaggi sarebbe un buon inizio. La seconda è che serviranno soldi. Un tempo, si sa, provvedeva a tutto lui. Se i suoi avversari mettevano cento manifesti da 6 metri per 3, Silvio Berlusconi rispondeva con mille maxi-poster grandi almeno il doppio e carrellate di spot (con slogan al bacio). Ora qualcun altro, si presume più di uno, dovrà mettere mano al libretto degli assegni e farlo presto. La gara per la visibilità è appena iniziata, ma al momento sono avanti gli avversari.

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