CATEGORIE

Referendum, le bugie dei magistrati per affossare la riforma

Giustizia, toghe per il "no" scatenate: ormai siamo alla guerra ibrida di opinioni e paure
di Francesco Damato mercoledì 7 gennaio 2026

toghe

3' di lettura

La guerra ibrida dei magistrati ibrida per le bugie travestite da opinioni o paure - contro la riforma che li riguarda può essere vinta purtroppo solo con la complicità dell’informazione. La complicità cioè di noi giornalisti se continueremo a fare loro da spalla. Come più di trent’anni fa, quando diventammo i loro megafoni nelle inchieste delle cosiddette mani pulite, contribuendo al clima in cui potevano sfilare per le strade di Milano, e non solo, folle inneggianti alle manette. Che non bastavano mai, né di giorno né di notte. Se ne reclamavano sempre di più.

Fantasia? Una bugia anche questa, per pareggiare magari il conto di quelle che i magistrati raccontano chiedendo in tutti i modi, anche quelli elettronici della sopraggiunta modernità, che si alternano, o quasi, nelle stazioni agli orari di partenza e di arrivo dei treni, o alla pubblicità di qualche prodotto, di dire no, anzi di gridarlo, prima ancora di scriverlo sulle schede referendarie, ai “giudici che dipendono dalla politica”.

Giudici e pm a carriere separate. È piuttosto il racconto delle già ricordate “mani pulite” appena fatto da Ferruccio de Bortoli, sul Corriere della Sera di cui è stato direttore. Un Corriere che a quei tempi ebbe anche un vice direttore, Giulio Anselmi, espostosi con un editoriale che non era, diciamo così, al 100 per 100 in linea con la Procura di Milano.

Ricordo bene di essermi stropicciato gli occhi nel leggerne la firma quella mattina, che divenne negli anni successivi quella anche di direttore, ma non del Corriere. Qualcosa forse di quell’editoriale rimase nella testa anche di Ferruccio de Bortoli non ancora al Corriere.

Che adesso, recensendo un saggio di Stefano Passigli su “cause e insidie” della guerra referendaria sulla “questione politica” della giustizia, tutto nel titolo, sposa la rappresentazione di un “fastidio del nuovo potere”, quello cioè della destra di Giorgia Meloni, “verso il controllo di legittimità della magistratura, che si vuole limitare se non annullare”. Segue una specie di parentesi per allungare, allargare e quant’altro lo scenario anche “all’America di Trump”.

Pagato però il prezzo a questa parte ibrida della guerra referendaria dei magistrati, l’ex direttore e tuttora editorialista del Corriere della Sera ha concesso ai lettori “qualche riflessione, anche autocritica, sul ruolo dell’informazione giudiziaria”. Che lui sa bene quanto spesso si sia trovata e si trovi ancora combinata con quella politica. Una combinazione in cui col proposito di “difendere l’indipendenza della magistratura” si è finito invece per “incoraggiare forme di corporativismo e di autoreferenzialità degli stessi giudici”, e pubblici ministeri a carriera ancora unica.

“Abbiamo fatto qualche sconto di troppo?”, si è chiesto de Bortoli. “Forse sì”, si è risposto da solo aggiungendo con la mano virtualmente sul petto: “Ci voleva meno passione, più precisione, meno ideologia, più disincanto, meno calore più freddezza analitica”.

Meglio tardi che mai. Ma più di 30 anni non sono troppi? Per niente consolatori, comunque, per chi in quei tempi lavorando e dirigendo giornali avvertì il dovere della “precisione” e quant’altro ma ebbe vita durissima. Ricordo ancora come un incubo gli incontri col comitato di redazione del Giorno che contava quotidianamente titoli e pagine destinate alle cronache giudiziarie e accomunate dal logo delle manette.

Ricordo anche la sorpresa, in quell’epoca dissennata, che mi fece l’ancora sostituto procuratore Antonio Di Pietro riconoscendo in una intervista ad un giornale concorrente, che gli voleva strappare un certificato di cattiva condotta nei mei riguardi, di avere sempre trovato sul Giorno tutte le notizie delle indagini sue e dei colleghi. È lo stesso Di Pietro che, dopo avere frequentato i tribunali in tutti i ruoli, da pubblico ministero a imputato e avvocato, fustiga adesso gli ex colleghi per le bugie che raccontano nella guerra alla separazione delle carriere e al resto.

tag
anm
separazione delle carriere
referendum giustizia
riforma della giustizia
giustizia

Cortocircuiti Il voto è all'orizzonte e l'opposizione esplode

Battaglia a tutto campo Referendum giustizia, lo spot-farsa? La contromossa dei magistrati per il "Sì"

Referendum giustizia Referendum giustizia, il procuratore Capoccia: "Anm peggio della Cgil"

Ti potrebbero interessare

Il voto è all'orizzonte e l'opposizione esplode

Fausto Carioti

Referendum giustizia, lo spot-farsa? La contromossa dei magistrati per il "Sì"

Fausto Carioti

Referendum giustizia, il procuratore Capoccia: "Anm peggio della Cgil"

Redazione

Referendum, Piccolotti evoca il complotto: "Puniscono le toghe per il ponte sullo Stretto"

Redazione

Referendum giustizia, lo spot-farsa? La contromossa dei magistrati per il "Sì"

Quanto stanzia l’Anm per la costosissima campagna per il No del suo comitato referendario, contro la quale sono pr...
Fausto Carioti

Referendum giustizia, il procuratore Capoccia: "Anm peggio della Cgil"

"L’Anm si è messa a lottare come un soggetto politico che va a contrastare il potere politico. È...
Redazione

Referendum, Piccolotti evoca il complotto: "Puniscono le toghe per il ponte sullo Stretto"

L'ultima pagliacciata della sinistra sul referendum sulla giustizia? Il complottone. Come ha spiegato Elisabetta Pic...
Redazione

Referendum giustizia, il dem Ceccanti: "A sinistra tanti favorevoli"

Professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma e membro della Camera dei deputati fino al 2022...
Brunella Bolloli