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Referendum, l'Anm si spacca sui fondi: è battaglia tra magistrati

di Luca Puccini domenica 11 gennaio 2026

3' di lettura

La campagna (quella per il no al referendum sulla giustizia promossa dall’Anm, ossia dall’Associazione nazionale dei magistrati) è cominciata ufficialmente con quei manifesti che hanno tappezzato le principali stazioni ferroviarie d’Italia. «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Vota no»: cartelloni enormi, pure spazi a pagamento acquistati sui maxischermi, uno spot tra l’altro «truffaldino e vergognoso» (cit. Gian Domenico Caiazza che, avvocato penalista ed ex presidente dell’Unione delle camere penali, è uno che non le manda a dire ma che è sempre preciso e puntuale nei suoi interventi).

LO SCIVOLONE
Epperò il punto, adesso, non è solo entrare nel merito di una comunicazione che qualche scivolone ce l’ha pure (ha ragione Caiazza: l’autonomia e l’indipendenza delle toghe, garantite entrambe dalla Costituzione, non sono in discussione né verranno toccate dal nuovo corso di legge), il punto è che qualcuno, questa pubblicità, la finanza e la sovvenziona. Parliamoci chiaro, mica costa poco.

A settembre dell’anno scorso, il Comitato direttivo centrale del sindacato dei magistrati ha deliberato una spesa di 500mila euro per coprire gli esborsi di questa campagna: 500mila euro non sono bruscolini, sono mezzo milione di euro, e d’accordo che di recente la quota di iscrizione all’Anm è cresciuta del 50% (era di 120 euro annui ed è salita a 180, incrementando le casse dell’associazione proprio di 550mila euro, dato che i soci sono 9.149), ma il mondo della pubblicità ha lo scontrino salato, richiede un sacco di denaro, specie se la vetrina richiesta è quella nazionale e i mesi da coprire sono ancora parecchi, almeno un paio. Così si vocifera che proprio l’Anm sia pronta a raddoppiare la posta. Quantomeno a cacciare di tasca propria qualche altro centinaio di euro: obiettivo, vincere la corsa alle urne referendarie della prossima primavera costi (letteralmente) quel che costi.

C’è un problema però. Che è un po’ grattacapo, un po’ impiccio e un po’ sorpresa: dentro l’Anm pare non siano tutti schieratissimi per il no. C’è chi dice sì, parafrasando (anzi, ribaltando) quella vecchia canzone di Vasco Rossi che va bene sempre.

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LA DATA
La data da tenere a mente, ora, è quella di sabato prossimo, il 17 gennaio. Tra una settimana esatta si terrà un’altra riunione del Comitato direttivo centrale e i nodi da sciogliere, in vista dell’adunata per i fondi da mettere a disposizione della pubblicità, sono due: da una parte c’è il gruppo dei CentoUno che si è staccato fin dall’inizio dalla maggioranza delle toghe e che, già nell’assise dello scorso autunno, si è astenuto dal voto sui finanziamenti del comitato («Abbiamo assunto una posizione di netta contrarietà alla costituzione di un comitato direttamente impegnato nella campagna referendaria, pur essendo fortemente critici nei confronti degli aspetti della riforma che toccano la separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare», hanno spiegato nel frattempo Andrea Reale e Natalia Ceccarelli, rimarcando che se allora la posizione assunta era quella defilata, oggi «è nostra intenzione esprimere un voto nettamente contrario rispetto alla previsione di ulteriori finanziamenti che rischiano di acuire la già critica temperatura dello scontro e di aggravare la connotazione politico-partitica assunta dall’associazione»).

Dall’altra invece c’è anche Magistratura Indipendente che, seppur non in maniera granitica o compatta, qualche malumore circa i cartelloni della campagna pare averlo sollevato (e a più riprese). Non è solo una questione di soldi. È (anche) un fatto in più: che il fronte della magistratura sia schierato senza tentennamenti e senza crepe (interne) per avversare la riforma del guardasigilli Nordio sembrerebbe, allo stato dell’arte, tutt’altro che scontato.

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