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Il comitato del Sì lancia lo slogan per la riforma: "Stavolta il giudice sei tu"

L'appello di Sallusti, che guida il fronte pro-Guardasigilli: "Votare per ribadire che la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non dei magistrati". Depositata denuncia contro i manifesti per il No
di Michele Zaccardi venerdì 16 gennaio 2026

3' di lettura

«Questa volta il giudice sei tu». Eccolo lo slogan coniato dal comitato a favore della riforma della Giustizia redatta dal guardasigilli Carlo Nordio. «È uno slogan molto semplice, molto chiaro, e da oggi sarà lo slogan del Comitato del Sì» ha annunciato con un video sui social il testimonial di SìRiforma, Alessandro Sallusti.

«Qualsiasi riforma non viene fatta e attuata nell’interesse di chi la deve amministrare, ma nell’interesse di chi ne deve beneficiare» ha spiegato il numero uno del Comitato. «Una riforma della sanità è fatta nell’interesse delle persone malate e non dei medici, una riforma della scuola è fatta nell’interesse degli studenti a non degli insegnanti e una riforma della giustizia è fatta nell’interesse dei cittadini, non dei magistrati» ha aggiunto.

«La scelta finale se fare o non fare questa riforma spetterà agli italiani. Questa volta il giudice sei tu. Il 22 e 23 marzo vota sì per ribadire che nel nostro ordinamento la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non di chiunque altro» ha concluso il suo appello il giornalista, già direttore di Libero e de il Giornale. Intanto ieri il Comitato per il sì ha deciso di procedere in sede penale nei confronti del Comitato per il No. Il caso riguarda i cartelloni pubblicitari installati in diverse stazioni ferroviare italiane contro la riforma della Giustizia. È infatti finita all’attenzione dei pm di Roma la denuncia presentata dal Comitato Pannella-Sciascia-Tortora per il Sì al referendum contro la campagna promossa dal Comitato “Giusto dire No”.

La querela, depositata dal Partito radicale contro «tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato Giusto dire No e dei facenti parte dell’Anm (Associazione nazionale magistrati, ndr) che hanno agito in concorso» nella campagna per lo slogan “Vorresti giudici che dipendono della politica? No”. Nell’atto in particolare si denuncia la violazione dell’articolo 656 del codice penale che punisce chi diffonde «notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico». Per il giurista Giorgio Spangher, presidente del Comitato che ha presentato la denuncia, il messaggio «veicola una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica e a ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato circa le conseguenze della riforma costituzionale, così da influenzarne il voto. La falsità dell’affermazione secondo cui, con la riforma, “i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati” emerge ictu oculi (a colpo d’occhio, ndr) dalla semplice lettura del testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento, nonché dai relativi lavori preparatori».

Nella denuncia, inoltre, si legge che «la diffusione di una notizia così palesemente falsa, in un contesto delicato come quello di una campagna referendaria su una riforma costituzionale, è certamente idonea a turbare l’ordine pubblico. Diffondere tra i cittadini l’idea, falsa, che il Parlamento e il governo intendano soggiogare la magistratura alla politica» si sottolinea «significa minare la fiducia nel potere legislativo e nell’equilibrio dei poteri dello Stato, creando “confusione nell’elettorato” e un clima di sospetto e contrapposizione che può facilmente sfociare in tensioni sociali». Nella denuncia si chiede quindi di esercitare l’azione penale «nei confronti dei legali rappresentanti e di tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato “Giusto dire No” e di coloro facenti parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) che hanno agito in concorso, per quanto esposto, nella campagna di comunicazione relativa al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere» e di «valutare l’adozione di un decreto di sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico» contenenti lo slogan «al fine di impedire che il reato venga portato a ulteriori conseguenze e che la libera determinazione del corpo elettorale sia ulteriormente turbata».

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